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Tumori testa collo: passi avanti con la immunoterapia

By 22 Ottobre 2018Maggio 12th, 2021No Comments
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Settimi per prevalenza, i tumori testa/collo non sono i più diffusi, ma certo tra i più insidiosi ed invalidanti, comportando spesso per i pazienti deturpazioni e difficoltà di deglutizione, dizione e nutrizione. Ma all’ESMO i risultati più recenti dello studio di fase III KEYNOTE-048 dimostrano che l’immunoterapia con pembrolizumab migliora la sopravvivenza nei pazienti recidivati o con metastasi. Ne ha riferito nella sessione presidenziale Barbara Burtness (Yale School of Medicine and Co-Director, Development Therapeutics Research Program, Yale Cancer Center, New Haven, USA). L’attuale trattamento standard per questi tumori è la chemioterapia a base di platino (5-FU con cisplatino o carboplatino) più l’inibitore dell’EGFR cetuximab. Circa il 35% dei pazienti risponde al trattamento, il che consente una sopravvivenza mediana di poco più di dieci mesi.

Lo studio aveva l’obiettivo di valutare se pembrolizumab, anticorpo monoclonale anti-PD-1, fosse in grado di prolungare la sopravvivenza e rallentare la crescita del tumore rispetto al trattamento standard. KEYNOTE-048 ha arruolato pazienti con carcinoma della testa e del collo che non avevano ricevuto precedente chemioterapia o terapia biologica per malattia ricorrente o metastatica. I pazienti sono stati randomizzati tra 1) trattamento standard con chemioterapia a base di platino (5-FU con cisplatino o carboplatino) e cetuximab (il gruppo di controllo); 2) pembrolizumab da solo; o 3) una nuova combinazione di pembrolizumab e chemioterapia a base di platino. I risultati si riferiscono sia al pembrolizumab da solo rispetto al trattamento standard nei pazienti che esprimono PD-L1, sia sulla nuova combinazione rispetto al trattamento standard in tutti i pazienti, indipendentemente dall’espressione di PD-L1. Nel primo confronto, 301 pazienti hanno ricevuto pembrolizumab da solo e 300 pazienti hanno ricevuto un trattamento standard, con follow-up mediano di 11,7 e 10,7 mesi, rispettivamente. I dati demografici dei pazienti e le caratteristiche di malattia erano simili tra i bracci di trattamento. Nei pazienti con tumore e/o cellule circostanti esprimenti PD-L1 (CPS> 20), la sopravvivenza globale era significativamente più lunga con pembrolizumab (14,9 mesi) rispetto al trattamento standard (10,7 mesi, HR 0,61, p = 0,0007). Il 23,3% circa ha risposto a pembrolizumab e il 36,1% ha risposto al trattamento standard. La durata media della risposta è stata più lunga con pembrolizumab (20,9 mesi) rispetto alla terapia standard (4,5 mesi). Non c’era differenza nella sopravvivenza libera da progressione tra i gruppi (HR 0,99, intervallo di confidenza al 95% [CI] 0,75-1,29).

Secondo Barbara Burtness. «i pazienti con espressione di PD-L1 vivono più a lungo se trattati fin dall’inizio con pembrolizumab». I risultati sono stati simili anche nei pazienti espressione di PD-L1 più bassa (CPS > 1). La sopravvivenza globale era significativamente più lunga con pembrolizumab (12,3 mesi) rispetto all’assistenza standard (10,3 mesi, HR 0,78, p = 0,0086). Circa il 19,1% dei pazienti con pembrolizumab ha risposto al trattamento, rispetto al 34,9% della chemioterapia standard. La durata mediana della risposta è risultata più lunga con pembrolizumab (20,9 mesi) rispetto alla chemioterapia standard (4,5 mesi). Non si è notata invece differenza in sopravvivenza libera da progressione tra i gruppi (HR 1,16, IC 95% 0,75-1,29).

Nel secondo confronto, 281 pazienti hanno ricevuto la nuova combinazione di pembrolizumab e chemioterapia a base di platino e 278 hanno ricevuto un trattamento standard, con follow-up mediano di 13,0 e 10,7 mesi, rispettivamente. I dati demografici dei pazienti e le caratteristiche di malattia erano simili tra i bracci di trattamento. La sopravvivenza globale è risultata più lunga con la combinazione (13,0 mesi) rispetto allo standard (10,7 mesi, HR 0,77, p = 0,0034). I tassi di risposta sono stati del 35,6% per la combinazione di pembrolizumab e del 36,3% per il trattamento standard. Non si è riscontrata una differenza apprezzabile nella PFS tra i gruppi (HR 0,92, IC 95% 0,77-1,10).

Gli effetti collaterali nei tre gruppi di trattamento sono rientrati nella norma. Pembrolizumab da solo è risultato meno tossico del trattamento standard; combinato con chemioterapia e trattamento standard ha provocato una tossicità simile. Rispetto al trattamento standard, il pembrolizumab da solo ha avuto un tasso di risposta più basso e una PFS numericamente più breve, ma una sopravvivenza globale significativamente più lunga. Pembrolizumab sembra prolungare la vita anche quando il tumore continua a crescere, il che lo propone come terapia di prima linea nei tumori della testa e del collo recidivanti e metastatici. Resta ancora da decidere se somministrarlo da solo o con la chemioterapia, a seconda dell’espressione di PD-L1. Sono necessarie ancora analisi separate in quel 15% di pazienti con tumori con bassa o assente espressione di PD-L1.

Luciano De Fiore

▼ Abstract LBA8_PR First-line pembrolizumab for recurrent/metastatic head and neck squamous cell carcinoma (R/M HNSCC): interim results from the phase 3 KEYNOTE-048 study. ESMO 2018.