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Tumori gastrointestinali a insorgenza precoce: che fare?

A cura di Fabio Ambrosino By 26 Giugno 2024No Comments
Dai congressi

I tumori gastrointestinali (GI) ad insorgenza precoce, ovvero quelli diagnosticati in pazienti di età inferiore ai 50 anni, sono in aumento nei Paesi ad alto reddito – una tendenza particolarmente preoccupante perché, complessivamente, i tumori gastrointestinali rappresentano un quarto di tutti i nuovi casi di cancro e un terzo dei decessi per tumore in tutto il mondo. Alle cause di questo fenomeno e alle proposte degli oncologi per la gestione di questi giovani pazienti, è dedicata una sessione all’ESMO Gastrointestinal Cancers Congress 2024 in corso a Monaco. I dati che stanno emergendo sulle caratteristiche e sugli esiti della malattia ad esordio precoce ci portano a una visione differenziata del fenomeno tra i diversi tipi di tumore.

Attualmente, come scrive il presidente ESMO Andrés Cervantes in una nota pubblicata su ESMO Daily Reporter, “la ricerca sta andando avanti per comprendere le cause e informare sulla prevenzione e la gestione di questi giovani pazienti”. Uno studio condotto presso due centri a Creta e a Cipro, i cui risultati vengono presentati a Monaco, ha rilevato che le caratteristiche cliniche e molecolari del tumore del colon-retto sono tendenzialmente simili tra i gruppi di pazienti di diverse età, mentre ci sono delle differenze per quanto riguarda la localizzazione del tumore e il grado di ereditarietà. Inoltre, il carcinoma colorettale a insorgenza precoce viene diagnosticato in media a uno stadio più avanzato, probabilmente per la scarsa attenzione data dai pazienti più giovani ai sintomi rilevanti. Secondo i risultati di un altro studio, infine, in ambito metastatico i pazienti di età inferiore ai 50 anni vanno incontro a una prognosi peggiore rispetto ai loro omologhi più anziani.

Anche il carcinoma pancreatico a insorgenza precoce sembra essere associato a una malattia più aggressiva, come suggerisce un’analisi condotta in Tunisia. In questo studio, i pazienti di età inferiore a 45 anni sono risultati associati a tassi più bassi di interventi chirurgici risolutivi e tassi più alti di recidiva dopo l’intervento chirurgico. Al contrario, i pazienti diagnosticati con cancro delle vie biliari entro i 50 anni possono avere una prognosi leggermente migliore in ambito metastatico rispetto ai pazienti più anziani, con maggiori opportunità di ricevere terapie personalizzate.

In generale, poi, la gestione clinica dei pazienti più giovani è ulteriormente complicata da problemi psicosociali relativi alla riabilitazione, al ritorno al lavoro dopo il completamento del trattamento e a difficoltà legate alla lungo-sopravvivenza. “Le conoscenze attuali – scrive Cervantes – forniscono una forte giustificazione per cambiamenti immediati nella pratica, come l’abbassamento dell’età di inizio dei programmi di screening del cancro colorettale e l’offerta di test genetici germinali a tutti i pazienti diagnosticati prima dei 50 anni, seguiti da consulenza genetica per loro e i loro familiari, se appropriato”.

Infine, la ricerca epidemiologica dovrebbe mirare a definire più precisamente i fattori di rischio per i tumori gastrointestinali a insorgenza precoce. Trend simili tra i Paesi sviluppati suggeriscono infatti l’esistenza di cause ambientali e legate allo stile di vita, le quali potrebbero essere oggetto di future strategie di prevenzione. La dieta occidentale, la scarsa attività fisica, l’obesità, l’alcolismo, il consumo di tabacco e l’uso di antibiotici sono stati tutti proposti come contributori ai cambiamenti nel microbiota intestinale e all’infiammazione intestinale, ma il loro impatto deve ancora essere definito.