
Dati incoraggianti per olaparib nei pazienti con tumori delle vie biliari in stadio avanzato che hanno ricevuto una precedente chemioterapia o che hanno rifiutato la chemioterapia e che presentano mutazioni germinali o somatiche della riparazione della ricombinazione omologa (HRR) (tra cui PALB2, BRCA1/2 e ATM) arrivano da uno studio di fase II presentato all’ESMO Gastrointestinal Cancers Congress 2025 di Barcellona.
Lo studio ha raggiunto la soglia di successo predefinita (≥19 dei primi 30 pazienti valutabili erano vivi e liberi da progressione alla prima scansione a ~8 settimane), con una PFS raggiunta da 22 (73,3%) pazienti con olaparib. Il tasso di risposta obiettiva (ORR) osservato è stato del 6,5% e il tasso di controllo della malattia (DCR) del 74,2%. Una risposta completa è stata osservata in un paziente con una mutazione ATM e una risposta parziale in un paziente con una mutazione BRCA1 germinale. La OS mediana è stata di 11,2 mesi e la PFS mediana di 16,7 settimane. I risultati sulla sicurezza hanno mostrato che il 25% dei pazienti ha riportato eventi avversi correlati al trattamento (TRAE) di grado 3 o 4, in particolare anemia (grado 3; 12,5%).
La chemioimmunoterapia è lo standard of care per i pazienti con tumore delle vie biliari in stadio avanzato, ma per i pazienti con malattia refrattaria le opzioni terapeutiche disponibili sono poche. “Offrire una terapia personalizzata a coloro che sono potenzialmente sensibili agli inibitori di PARP è un approccio razionale che ha avuto successo nei pazienti con tumore del pancreas e mutazioni BRCA. Come abbiamo visto con olaparib, questa premessa sembra valida anche per il tumore delle vie biliari”, osserva Zev Wainberg della David Geffen School of Medicine dell’UCLA di Los Angeles. “Tuttavia, è fondamentale capire meglio chi può trarre beneficio: la risposta a olaparib dipende dalle mutazioni germinali o somatiche? Dipende solo dalle mutazioni BRCA o la risposta si osserva anche in chi ha altre mutazioni?”. Wainberg suggerisce anche che i dati sulla sicurezza potrebbero essere importanti. “Sono in fase di sviluppo nuovi agenti con una maggiore selettività per PARP1, che potrebbero avere profili di tollerabilità ed efficacia superiori a quelli di olaparib”, conclude.


