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Tumori cutanei non melanoma: è iniziata l’era degli anti PD-1?

By 10 Dicembre 2018Maggio 12th, 2021No Comments
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I pazienti con carcinoma squamocellulare cutaneo (cSCC) localmente avanzato o metastatico sono un sottogruppo relativamente piccolo – anche se l’incidenza è in costante aumento – ma purtroppo finora orfano di un trattamento efficace. Ma si sta aprendo una nuova stagione in questo setting, con l’immunoterapia che regala una speranza di cura a questi pazienti. Nel settembre 2018, a seguito di dati clinici molto incoraggianti, la FDA ha approvato l’anti PD-1 cemiplimab per il trattamento dei pazienti con carcinoma squamocellulare cutaneo (cSCC) metastatico e dei pazienti con cSCC localmente avanzato non candidabili alla chirurgia o alla radioterapia. Si attende anche l’approvazione di EMA mentre continuano ad arrivare dati positivi su questa opzione terapeutica. Di questo si è parlato all’affollato simposio “Immunotherapy in non-melanoma skin cancer: updates and new perspective”, svoltosi durante il congresso Immunotherapy Bridge di Napoli.

Paolo Ascierto, Direttore della SC Oncologia Medica Melanoma Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, ha aperto il simposio facendo una panoramica sull’epidemiologia dei tumori della pelle non melanoma e sullo stato dell’arte del trattamento: “Il più diffuso dei tumori della pelle non melanoma è il carcinoma basocellulare. La grande maggioranza di questi tumori è trattabile chirurgicamente, quindi non rappresenta un grandissimo problema. Ma ci sono due sottogruppi di pazienti che invece hanno bisogno di un’opportunità di cura: quelli con malattia localmente avanzata – che spesso hanno anche tumori molto grandi e sfiguranti – e quelli con malattia metastatica. Sono una minoranza dei pazienti, certo, ma si tratta di un sottogruppo in cui dobbiamo fare molto di più. Finora sono stati trattati con la chemioterapia, con un buon tasso di risposta ma con una risposta poco duratura e quindi un impatto trascurabile sulla sopravvivenza. C’è spazio per l’immunoterapia in questi setting di pazienti? Abbiamo diversi trial in corso, attendiamo i dati con grande interesse. Per quanto riguarda il carcinoma squamocellulare cutaneo (cSCC), i pazienti con malattia localmente avanzata o metastatica sono abbastanza rari, ma quello che è importante sottolineare è che finora non avevamo a disposizione praticamente nessun trattamento efficace in questo setting. Anche nuovi agenti sono stati testati, per esempio alcune target therapies, ma con scarso successo e soprattutto scarso impatto sulla overall survival. È interessante osservare però che nei pazienti con cSCC, soprattutto quelli a rischio elevato, notiamo un sensibile aumento dell’espressione di PDL-1. Questo sta aprendo nuove, importanti prospettive nel trattamento di questi pazienti, donando loro una nuova speranza”.

Esplorare queste nuove prospettive è toccato a Dirk Schadendorf, Direttore della Dermatologia e del West German Cancer Center (WTZ) dell’University Hospital di Essen: “I cambiamenti sociali e di stili di vita negli ultimi decenni hanno portato a un significativo aumento dell’incidenza di carcinoma squamocellulare cutaneo (cSCC), solo in Germania abbiamo circa 200.000 nuove diagnosi di cSCC all’anno, quindi numeri importanti. Quello che abbiamo imparato sui tumori della pelle non melanoma è che sono chiaramente associati allo status immunitario. Un esempio eloquente è l’incidenza nei pazienti sottoposti a trapianto d’organo e quindi in immunosoppressione: i casi di carcinoma a cellule di Merkel aumentano di 50 volte e il cSCC è una delle principali cause di decesso nei pazienti trapiantati. Riusciamo a tenere sotto controllo e curare quasi il 95% dei tumori cutanei non melanoma, ma per i pazienti con tumori molto estesi, localmente avanzati o metastatici e magari con comorbilità fino ad oggi non c’era uno standard di cura. Ma basandoci sui dati incoraggianti ottenuti nei tumori testa collo, sul fatto che la firma mutazionale da UV è molto accentuata nei pazienti con cSCC, sul fatto che il tumor mutational burden nel cSCC è mediamente più elevato che nel melanoma e infine sull’evidenza che nelle cellule dell’epidermide in cui è in corso uno sviluppo accelerato di cSCC troviamo una overespressione del ligando PD-1 è venuto naturale indagare l’opzione di trattamento con anti PD-1 in questi pazienti. Siamo entrati in una nuova area di ricerca, molto promettente. I dati che l’anti PD-1 cemiplimab ha ottenuto in studi di Fase 1 e 2 (EMPOWER-CSCC-1) presentati ad ASCO 2018 mostrano che quasi la metà dei pazienti trattati con cemiplimab (47,2%) ha avuto una risposta oggettiva (ORR), l’endpoint primario. Circa il 60% dei pazienti ha avuto una durata di risposta superiore o uguale a 6 mesi. La percentuale di PFS stimata a 1 anno è circa del 50% e anche la probabilità di sopravvivenza ad 1 anno è superiore all’80%. Si tratta come vedete di dati molto incoraggianti, che vengono via via confermati da altri studi e che stabiliranno presto un nuovo standard terapeutico. Nel frattempo dobbiamo mettere a punto un sistema di classificazione e stadiazione degli cSCC più preciso e validato che ci consenta di individuare prima i pazienti ad elevato rischio”.

David Frati