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Tumore uroteliale, PFS maggiore con la combinazione immunoterapia/chemioterapia

By 30 Settembre 2019Maggio 12th, 2021No Comments
CongressiTemi

Secondo i risultati dello studio IMvigor130, presentato al Congresso ESMO 2019 a Barcellona, i pazienti con carcinoma uroteliale metastatico godrebbero di una sopravvivenza libera da progressione più lunga se trattati con immunoterapia in I linea e chemioterapia, invece che con la sola chemioterapia. Rispetto a quest’ultimo trattamento, infatti, la chemioterapia più atezolizumab aumenta di 2 mesi il tempo medio di progressione dei tumori metastatici riducendo del 18% la probabilità di progressione. L’analisi intermedia relativa alla sopravvivenza globale mostra una tendenza al miglioramento con la combinazione, ma non in modo statisticamente significativo. C’è stata, inoltre, una tendenza al miglioramento della sopravvivenza nei pazienti con sovraespressione di PD-L1 trattati con atezolizumab da solo, rispetto alla chemioterapia.

Lo studio IMvigor130 ha somministrato in modo randomizzato, ma in egual numero, a 1.213 pazienti con carcinoma uroteliale metastatico provenienti da 35 paesi, atezolizumab più chemioterapia a base di platino (braccio A), solo atezolizumab (braccio B), o placebo più chemioterapia a base di platino (braccio C). Gli endpoint comprimari di efficacia erano la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale valutata dallo sperimentatore (braccio A contro C) e la sopravvivenza globale (braccio B contro C). Dopo un follow-up mediano di 11,8 mesi, la sopravvivenza libera da progressione mediana è risultata di 8,2 mesi nel braccio A e di 6,3 mesi nel braccio C. Questo risultato corrispondeva a un rapporto di rischio statisticamente significativo (HR) di 0,82 (intervallo di confidenza al 95% [CI] 0,70– 0.96; P = 0.007). Nell’analisi intermedia, invece, la sopravvivenza globale mediana è stata rispettivamente di 16,0 contro 13,4 mesi nei bracci A e C (HR 0,83; IC 95% 0,69–1,00; P = 0,027) e 15,7 contro 13,1 mesi nei bracci B e C, rispettivamente (HR 1,02; IC al 95% 0,83-1,24). I tassi di risposta obiettiva sono stati rispettivamente del 47%, 23% e 44% nei bracci A, B e C. I tassi di risposta completi sono stati rispettivamente del 13%, 6% e 7% nei bracci A, B e C. Gli eventi avversi tali da indurre la sospensione del trattamento si sono verificati rispettivamente nel 34%, 6% e 34% dei pazienti nei bracci A, B e C.

L’autore dello studio, Enrique Grande (MD Anderson Cancer Center Madrid), ha affermato che gli effetti collaterali della chemioterapia combinata e dell’immunoterapia erano coerenti con gli studi su altri tumori solidi. “Si tratta di una nuova opzione per il trattamento iniziale di pazienti con carcinoma uroteliale metastatico. È necessario un follow-up più lungo sulla sopravvivenza globale e continueremo a cercare biomarcatori per identificare quali pazienti rispondono al meglio a questa terapia”.

Rebecca De Fiore