Skip to main content

Tumore e diritto all’oblio

A cura di Luciano De Fiore By 20 Ottobre 2023No Comments
Congressi

La Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) invita da Madrid tutti gli Stati membri dell’Unione Europea ad agire sul testo finale della Direttiva UE sui Crediti al Consumo recentemente adottato, seguendo Spagna e Francia e garantendo ai sopravvissuti al cancro che fanno richiesta di un credito finanziario il cosiddetto diritto all’oblio, dopo un periodo di cinque anni dalla fine delle terapie.

Già nel marzo 2022 Saverio Cinieri, Presidente AIOM, aveva promosso una campagna e una raccolta di firme per varare una legge anche in Italia per il diritto all’oblio oncologico, ricordando che nel nostro Paese sono 3,6 milioni i pazienti con cancro e che di questi il 27% è guarito e non corre un rischio particolare di riammalarsi. La Commissione europea stima che oggi in Europa ci siano 12 milioni di sopravvissuti al cancro, 300.000 dei quali sono sopravvissuti a tumori infantili. Ad oggi, solo sette Stati membri dell’UE-27 hanno adottato una legislazione nazionale che riconosce il diritto all’oblio per i sopravvissuti al cancro che consente di accedere a servizi di credito finanziario.

Un’applicazione uniforme della nuova direttiva nelle legislazioni nazionali sarà essenziale per garantire ai cittadini europei pari opportunità una volta guariti dal cancro. Il termine di cinque anni costituisce una soglia pragmatica e ragionevole, oltre la quale è opportuno omettere i dati sanitari relativi al tumore di cui si è sofferto dalla valutazione di una richiesta di credito. Il diritto all’oblio non dovrebbe scattare per tutti i tumori nello stesso momento: cinque anni ad esempio sono un termine giusto per il tumore alla tiroide, mentre per il colon e il melanoma potrebbe essere intorno ai 10 anni, a 15 per il tumore della vescica, del rene e per altri tumori ematologici, soprattutto cronici.

A detta di Jean-Yves Blay, Direttore delle Politiche Pubbliche dell’ESMO, la complessa questione posta dalla direttiva consiste proprio nel definire quando il rischio dell’ex paziente oncologico diventa equivalente a quello della popolazione generale. «Per quanto sia difficile trovare una risposta precisa e per tutte le forme di malattia, quello che sappiamo oggi è che la stragrande maggioranza dei tumori che recidivano lo fanno nei primi due o tre anni dopo il trattamento», ha detto Blay, spiegando la motivazione clinica della richiesta dell’ESMO. «Entro cinque anni la maggior parte dei tumori, se non tutti, ha un rischio di recidiva che diminuisce considerevolmente, fino a diventare probabilmente inferiore al rischio di sviluppare un nuovo tumore, che è un rischio condiviso da tutti gli individui sani». Si può quindi prevedere che i sopravvissuti a cinque anni abbiano un’aspettativa di vita non significativamente diversa da quella dei loro coetanei della stessa età e con le stesse caratteristiche sociodemografiche nella popolazione generale.

La questione ha molti risvolti, non solo economici. Secondo Natacha Bolaños, rappresentante del Patient Advocates Working Group dell’ESMO, la maggior parte dei sopravvissuti al cancro si trova ad affrontare forme diverse di discriminazione, tra cui l’impossibilità di adottare un bambino, ostacoli nel mercato del lavoro e, addirittura, tassi più elevati o addirittura il rifiuto di accedere al credito, ai prodotti bancari o a qualsiasi servizio assicurativo.