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Tumore della mammella, risultati practice changing dal trial monarchE

By 20 Settembre 2020Maggio 12th, 2021No Comments
CongressiTemi

Secondo i risultati del trial monarchE, presentati all’ESMO 2020 virtual congress, l’aggiunta di abemaciclib alla terapia ormonale è in grado di ridurre il rischio di recidiva del 25% nelle pazienti con carcinoma mammario HR+ e HER2- .

“Questa è la prima volta in più di 20 anni che abbiamo assistito a un progresso nel trattamento adiuvante di questa forma di tumore della mammella”, ha sottolineato il principale investigator dello studio, Stephen Johnston del Royal Marsden Hospital NHS Foundation Trust di Londra. “Molte di queste pazienti possono essere curate con i trattamenti attualmente disponibili: chirurgia, radioterapia, chemioterapia e trattamento ormonale. Ma circa il 20% ha una malattia ad alto rischio e svilupperà una recidiva localmente o in altre parti del corpo durante i primi dieci anni di trattamento. Le pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale ad alto rischio mostrano resistenza alla terapia ormonale, con una ricaduta precoce nonostante i trattamenti che diamo loro attualmente. Gli inibitori di CDK4 / 6, come abemaciclib, negli ultimi anni hanno trasformato il modo in cui trattiamo il carcinoma della mammella metastatico, superando la resistenza endocrina primaria e migliorando la sopravvivenza. Quindi è stato un passaggio ovvio quello di cercare di capire se l’aggiunta di abemaciclib al trattamento ormonale in pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale ad alto rischio potesse ridurre il rischio di ricomparsa del cancro”.
Lo studio internazionale di fase 3 monarchE ha incluso 5637 pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale HR+ e HER2- con fattori di rischio clinici e/o patologici che le espongono ad alto rischio di ricaduta. Dopo aver completato il loro trattamento primario, sono state randomizzate in modalità open-label ad abemaciclib (150 mg 2 volte al giorno per 2 anni) più terapia endocrina, o con terapia endocrina da sola.
“Nei primi due anni abbiamo riscontrato una riduzione del 25% delle recidive quando abemaciclib è stato aggiunto alla terapia ormonale, rispetto alla sola terapia ormonale”, ha evidenziato Johnston. Durante questo periodo l’11,3% delle pazienti nel braccio di controllo ha avuto una recidiva rispetto al 7,8% di quelli nel gruppo abemaciclib, una differenza assoluta del 3,5% che si traduce in una riduzione del rischio del 25,3%. La maggior parte delle riduzioni si è verificata nei siti di metastasi a distanza, specialmente a fegato e ossa.
“Questo è il primo studio a dimostrare che l’aggiunta di un inibitore CDK4 / 6 alla terapia ormonale migliora significativamente la sopravvivenza libera da malattia nel setting adiuvante”, ha affermato Giuseppe Curigliano, Professore Associato di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Milano e Presidente del Comitato delle Linee Guida ESMO. “Uno studio quindi davvero importante che cambierà la pratica clinica. Per il carcinoma mammario precoce ad alto rischio HR + HER2- il nuovo standard di cura sarà quello di aggiungere due anni di abemaciclib alla terapia ormonale”.

Liliana Scaffa