
Da anni alle donne con tumore della mammella in sovrappeso o obese si raccomanda di perdere peso come parte del percorso di cura, spesso però senza strumenti concreti, programmi strutturati o un reale supporto comportamentale. Ora uno studio derivato dal trial di fase III BWEL (Breast Cancer Weight Loss) suggerisce che un intervento organizzato e continuativo di dimagrimento non solo può favorire la perdita di peso, ma anche migliorare in modo significativo funzione fisica, fatigue, benessere mentale e qualità di vita complessiva. I risultati, presentati a Chicago, rafforzano ulteriormente l’idea che l’intervento sugli stili di vita possa entrare stabilmente nella gestione oncologica, non come semplice raccomandazione accessoria ma come parte integrante della supportive care: “Per anni abbiamo chiesto alle pazienti con tumore mammario in stadio II-III e obesità o sovrappeso di perdere peso senza poter offrire loro veri programmi strutturati”, ha osservato Marcin Chwistek, responsabile del programma di oncologia di supporto e cure palliative del Fox Chase Cancer Center ed esperto ASCO di supportive care. “BWEL cambia questa conversazione non solo per i dati di sopravvivenza già emersi, ma anche perché le pazienti coinvolte nel programma riportavano miglioramenti misurabili nella funzione fisica, nella fatigue e nella partecipazione sociale. Un programma che migliora contemporaneamente sopravvivenza e qualità di vita è un programma che vale la pena implementare”.
Il trial BWEL aveva già mostrato in precedenza che un programma di dimagrimento telefonico poteva produrre una perdita di peso clinicamente significativa nelle donne con carcinoma mammario e BMI compatibile con sovrappeso o obesità. Il programma si basa su strategie comportamentali finalizzate alla riduzione dell’introito calorico, all’aumento dell’attività fisica e al raggiungimento di obiettivi realistici di perdita di peso. Durante i due anni di intervento, ogni partecipante veniva seguita da un coach dedicato, con un massimo di 42 colloqui telefonici programmati. Nel sottostudio presentato all’ASCO, i ricercatori hanno voluto capire se il beneficio metabolico del programma si accompagnasse anche a un miglioramento percepito della qualità di vita e del funzionamento quotidiano. Sono state incluse 542 pazienti: 272 assegnate al programma di dimagrimento più educazione sanitaria e 270 trattate con la sola educazione sanitaria, consistente in materiali informativi sull’importanza di una dieta equilibrata e dell’attività fisica regolare. Per valutare gli effetti dell’intervento, i ricercatori hanno utilizzato il sistema PROMIS (Patient-Reported Outcomes Measurement Information System), uno degli strumenti più utilizzati per misurare gli outcome riferiti direttamente dai pazienti. La scala PROMIS è calibrata sulla popolazione generale statunitense, dove il punteggio medio corrisponde a 50. I risultati hanno mostrato che già a sei mesi le pazienti inserite nel programma di perdita di peso riportavano miglioramenti significativi rispetto al gruppo di controllo. La funzione fisica risultava migliore, con una differenza media di 1,9 punti nei punteggi PROMIS rispetto al gruppo educazionale. Miglioravano anche la salute fisica complessiva (+2 punti) e il benessere mentale (+1,3 punti). Uno degli aspetti più interessanti riguarda il funzionamento sociale: le pazienti del gruppo BWEL riferivano una maggiore capacità di partecipare alle attività quotidiane, lavorative e relazionali, con una differenza media di 2,3 punti rispetto ai controlli. Anche la fatigue risultava ridotta, con un miglioramento medio di 1,7 punti. Secondo i ricercatori, tutti questi benefici tendevano inoltre a mantenersi nel tempo, risultando ancora evidenti a due anni dall’arruolamento.
“Il programma BWEL è stato erogato a oltre 1.500 partecipanti provenienti da 635 centri oncologici tra Stati Uniti e Canada”, ha spiegato l’autrice principale dello studio, Jennifer Ligibel, direttrice del Leonard P. Zakim Center for Integrative Therapies and Healthy Living del Dana-Farber Cancer Institute. “Questi risultati mostrano non solo che la perdita di peso produce benefici clinicamente rilevanti nelle persone con tumore mammario e obesità, ma anche che un intervento di questo tipo può essere implementato su larga scala in contesti oncologici molto differenti”. L’interesse per l’obesità come fattore prognostico in oncologia è cresciuto costantemente negli ultimi anni. Nel carcinoma mammario, il sovrappeso è associato a un aumento del rischio di recidiva, peggioramento degli outcome e maggiore tossicità dei trattamenti. Tuttavia, tradurre questa consapevolezza in programmi concreti di intervento è sempre stato complesso, anche per la difficoltà di garantire continuità e aderenza.
Il modello BWEL sembra invece suggerire che interventi relativamente semplici, a distanza e basati sul coaching telefonico, possano produrre effetti clinicamente percepibili e sostenibili nel tempo. I prossimi step dello studio cercheranno di chiarire quali pazienti traggano il maggior beneficio dall’intervento e se il miglioramento della qualità di vita dipenda direttamente dalla perdita di peso oppure dal supporto continuativo ricevuto attraverso il programma di coaching. Lo studio è stato cofinanziato dal National Cancer Institute, dalla Susan G. Komen Foundation, dalla Breast Cancer Research Foundation e dalla American Cancer Society.


