Tumore della mammella nelle giovani, tra sfide cliniche e nuove opportunità terapeutiche

A cura di Luciano De Fiore By 20 Maggio 2025No Comments
Dai congressi

Nonostante i significativi progressi nella diagnosi precoce e nel trattamento dei tumori della mammella, per le pazienti giovani continuiamo a registrare esiti peggiori rispetto alle più anziane. È quanto emerso con forza anche al congresso ESMO Breast Cancer 2025 di Monaco di Baviera, dove sono stati discussi nuovi dati che delineano un quadro più nitido delle esigenze specifiche di questa popolazione e dei percorsi terapeutici più promettenti.

È noto che le donne con diagnosi di carcinoma mammario in età fertile – spesso nel pieno della loro vita riproduttiva, familiare e lavorativa – presentano forme di malattia più aggressive che richiedono approcci terapeutici intensivi. A ciò si sommano problematiche peculiari legate alla fertilità, alla pianificazione familiare, all’immagine corporea, alla sessualità e alla gestione a lungo termine del rischio di recidiva e di neoplasie secondarie. Uno studio retrospettivo su oltre 3.000 pazienti, pubblicato su JAMA Network Open, ha evidenziato come la giovane età sia un fattore predittivo di peggiore sopravvivenza libera da recidiva locale, da metastasi a distanza e da malattia nella sottopopolazione con tumori ER-positivi e HER2-negativi. Le terapie innovative, come le immunoterapie, gli inibitori CDK4/6 per i tumori HR-positivi, i trattamenti HER2-targeted e gli inibitori PARP per le pazienti con mutazione BRCA, si mostrano però promettenti anche nelle pazienti più giovani. Tuttavia, la scarsità di dati specifici su questa fascia d’età, raramente ben rappresentata nei trial clinici, rende difficile la personalizzazione dei trattamenti. Fa eccezione lo studio di fase III OlympiA, che ha coinvolto oltre 900 donne con età mediana di 42 anni, affette da carcinoma mammario HER2-negativo ad alto rischio e portatrici di mutazione BRCA1/2. I dati hanno dimostrato che un anno di trattamento adiuvante con olaparib post-terapia standard comporta un significativo prolungamento della sopravvivenza libera da malattia invasiva o metastatica, beneficio confermato anche a sei anni di follow-up, senza aumento di incidenza di MDS o leucemia mieloide acuta.

Accanto alle terapie oncologiche, stanno emergendo evidenze rassicuranti anche sul piano della medicina della riproduzione. Il trial POSITIVE ha incluso 516 donne con carcinoma mammario HR-positivo e ha valutato la sicurezza di un’interruzione temporanea della terapia endocrina per consentire una gravidanza. A un follow-up mediano di 41 mesi, i risultati hanno mostrato che questa pausa terapeutica non aumenta il rischio di eventi tumorali nel breve termine. I dati a cinque anni, attesi entro la fine del 2025, saranno cruciali per consolidare queste evidenze. Ulteriori studi in corso – come lo studio EOS sull’estensione della soppressione ovarica dopo i cinque anni standard, e i trial internazionali OFSET/NRG-BR009 e OPTIMA – mirano a definire se la chemioterapia sia effettivamente necessaria nelle giovani donne con profilo genomico a rischio basso-intermedio o se la soppressione ovarica possa costituire un’alternativa equivalente in termini di efficacia.

Il tema del carcinoma mammario nelle giovani è oggi al centro dell’attenzione scientifica internazionale, anche grazie a iniziative strutturate come il programma Breast Cancer in Young Women (BCY), parte integrante dell’edizione 2025 del congresso ESMO Breast Cancer. La lettura magistrale di Ann Partridge e la sessione dedicata alle controversie nella cura delle donne under 40 rappresentano momenti cardine per aggiornare la comunità medica sugli standard emergenti e su un approccio più integrato, che tenga conto non solo della sopravvivenza, ma anche della qualità della vita di questa specifica popolazione oncologica.