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Tumore mammella ER+/HER2-, i dati dal LORELEI

By 8 Settembre 2017Aprile 7th, 2021No Comments
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L’aggiunta di taselisib al trattamento pre-operatorio con letrozolo si associa a un miglioramento degli outcome nelle pazienti con un carcinoma della mammella con recettori estrogenici positivi e HER2 negativo (ER+/HER2-) ai primi stadi. È questa la conclusione che emerge dai risultati del trial LORELEI, presentati al Congresso Annuale della European Society for Medical Oncology (ESMO) in corso a Madrid.

Lo studio ha preso in considerazione 334 pazienti postmenopausali con tumore ER+/HER2 di stadio I-III operabile. Tutte sono state sottoposte ad analisi tissutale per l’individuazione di cellule con la mutazione PIK3CA e suddivise, mediante procedura di randomizzazione, in due gruppi sperimentali: al primo è stato somministrato letrozolo + placebo (n=168), mentre al secondo letrozolo + taselisib (n=166), un inibitore alpha-specifico che blocca la via di segnalazione PI3K, coinvolta nel processo di crescita neoplastica. Gli endopint considerati consistevano nel tasso di risposta complessivo (ORR), indicato dalle variazioni dalla dimensione del tumore emerse dall’esame di risonanza magnetica, e nel tasso di risposta patologica completa (pCR), una misura della presenza di cellule cancerose in seguito alla rimozione chirurgica. I risultati hanno messo in evidenza un ORR migliore per le pazienti sottoposte a letrozolo + taselisib, rispetto al gruppo che aveva ricevuto un placebo (50% vs. 39.3%, [OR] 1,55, 95% CI 1,00-2,38, P=0.049), mentre non sono emerse differenze in termini di pCR. Nello specifico, taselisib è risultato particolarmente efficace nelle 152 pazienti positive alla mutazione PIK3CA, con il 56,2% di loro che è andata incontro a un ORR, rispetto al 38% delle donne sottoposte a placebo ([OR] 2,03, 95% CI 1,06-3,88, P=0.033). La necessità di sospendere il trattamento con taselisib o di ridurne le dosi si è invece manifestata rispettivamente nel 10,8% e nell’11,4% dei due gruppi. Gli eventi avversi più gravi (livello 3 e 4) sono risultati: disturbi gastrointestinali (7,8%), infezioni (4,8%), problemi vascolari (4,8%), disturbi del tessuto cutaneo e sub cutaneo (4,8%) e anomalie metaboliche e nutrizionali (3,6%), inclusi casi di iperglicemia nell’1,2% delle pazienti. Nel gruppo sottoposto a taselisib si è inoltre verificato un caso di morte improvvisa, tuttavia non associabile, secondo i ricercatori, agli effetti della terapia. “Siamo stati in grado di individuare una riduzione delle dimensioni del tumore dopo solo 16 settimane di trattamento”, ha sottolineato Cristina Saura, ricercatrice del Vall d’Hebron University Hospital di Barcellona, tra gli autori dello studio. “Questo è positivo in quanto dimostra che questo farmaco è attivo nei confronti della neoplasia sul breve periodo”.

“La specificità alpha del farmaco è importante, – ha commentato per l’ESMO Sibylle Loibl, oncologa a capo del German Breast Group, non coinvolta nella ricerca – in quanto altri inibitori della PI3K si sono dimostrati meno efficaci e con un rapporto rischi-benefici sfavorevole. Questi sono i primi dati che dimostrano che l’efficacia dell’aggiunta di un inibitore della PI3K alpha-specifico a una terapia endocrina in pazienti con carcinoma mammellare ER+/HER2-”. Altri dati sono ora necessari per valutare l’azione di questi agenti anche in tumori metastatici.

Fabio Ambrosino

▼ Saura C. Primary results of LORELEI: a phase II randomized, double-blind study of neoadjuvant letrozole (LET) plus taselisib versus LET plus placebo (PLA) in postmenopausal patients (pts) with ER+/HER2-negative early breast cancer (EBC). Abstract LBA10_PR. ESMO 2017.