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Tumore del colon IIA a basso rischio: il ruolo del ctDNA nelle scelte post-operatorie

A cura di Alessio Malta By 16 Gennaio 2024No Comments
Congressi

Il ruolo del DNA tumorale circolante (ctDNA) come strumento predittivo per guidare e monitorare il trattamento del cancro è ancora incerto, stando ai risultati dello studio NRG-GI005 (COBRA) di fase II/III. Lo studio, il primo nel suo genere, ha valutato la clearance del ctDNA quale endpoint primario per utilizzare la chemioterapia adiuvante in pazienti con tumore del colon in stadio II.

Nella ricerca, presentata al Simposio sui tumori gastrointestinali dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) del 2024, sono stati coinvolti 635 pazienti con tumore del colon in stadio II resecato senza caratteristiche tradizionali di alto rischio. I pazienti sono stati randomizzati in due bracci: uno che ha ricevuto l’osservazione standard senza chemioterapia (braccio A) e l’altro che ha ricevuto la terapia diretta dal test del ctDNA (braccio B).

Nel braccio B, i pazienti con ctDNA rilevato sono stati trattati con sei mesi di chemioterapia adiuvante. Tuttavia, l’analisi ad interim pre-pianificata ha rivelato che l’uso della chemioterapia non ha aumentato il tasso di clearance del ctDNA tra i pazienti con ctDNA rilevabile dopo l’intervento chirurgico rispetto a quelli che non hanno ricevuto la chemioterapia.
Tra i 16 pazienti iniziali con ctDNA rilevabile il tasso di clearance dopo sei mesi era del 43% nel braccio A e dell’11% nel braccio B, il che ha portato alla conclusione dello studio perché non è stato raggiunto l’endpoint di fase 2.

L’autore dello studio Van K. Morris (University of Texas MD Anderson Cancer Center) ha espresso pubblicamente la sua delusione per i risultati. Nonostante questa battuta d’arresto, ha comunque sottolineato la rapida evoluzione delle applicazioni della biopsia liquida per i tumori gastrointestinali e l’importanza dei futuri studi sul ctDNA.