
I risultati finali dello studio di fase 3 EORTC-1333/PEACE-3 presentati al’ASCO Genitourinary Cancers Symposium di San Francisco hanno dimostrato che l’aggiunta di radio-223 a enzalutamide prolunga significativamente la OS nel carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) a predominanza ossea. “Questa combinazione di enzalutamide + radio-223 ha dimostrato un beneficio in termini di OS rispetto alla sola enzalutamide”, spiega Enrique Gallardo (Parc Taulí Hospital Universitari di Barcellona), autore principale dello studio. “Enzalutamide è già un trattamento estremamente attivo ed efficace per questo tumore alla prostata; pertanto, la combinazione risulta chiaramente utile per i pazienti in termini di sopravvivenza, mantenendo un profilo di tossicità accettabile”. Enzalutamide rappresenta lo standard di cura nel carcinoma prostatico ed è l’opzione di prima linea più frequentemente utilizzata nel mCRPC. Nel 2013, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato il radio-223 per il trattamento del mCRPC con metastasi ossee in assenza di localizzazioni viscerali.
“Il radio-223 è un radiofarmaco posizionato nella stessa colonna della tavola periodica del calcio; pertanto, laddove è presente un turnover osseo, esso tende a intercalarsi nella matrice ossea proprio come il calcio”, ha spiegato il discussant Evan Y. Yu del Fred Hutchinson Cancer Center dell’University of Washington. “L’efficacia in patologie come il carcinoma prostatico è dovuta alla natura prevalentemente osteoblastica delle metastasi, che presentano un elevato turnover osseo nelle sedi tumorali”.
Lo studio EORTC-1333/PEACE-3 è stato disegnato per determinare il beneficio del radio-223 nel mCRPC a predominanza ossea attraverso una collaborazione internazionale tra EORTC, Cancer Trials Ireland, Canadian Urological Oncology Group, Latin American Cooperative Oncology Group e il gruppo francese GETUG/UNICANCER. I ricercatori hanno randomizzato (rapporto 1:1) 446 pazienti con mCRPC asintomatico o paucisintomatico e metastasi ossee di grado 2 o superiore a ricevere enzalutamide in monoterapia o enzalutamide in associazione a 6 cicli di radio-223. I dati presentati a settembre 2025 avevano già mostrato il raggiungimento dell’endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione radiologica (rPFS), pari a 19,4 mesi con la combinazione rispetto ai 16,4 mesi con la sola enzalutamide. Inoltre, l’analisi ad interim della OS indicava 42,3 mesi per la combinazione contro i 35 mesi della monoterapia. Al Simposio sono stati presentati i risultati finali della OS (endpoint secondario). Al cut-off dei dati del 12 gennaio 2026, dopo un follow-up mediano di 58 mesi, sono stati registrati 317 decessi. La OS mediana è risultata di 38,2 mesi nel gruppo della combinazione vs 32,6 mesi per la monoterapia. La rPFS mediana finale è risultata di 19,2 mesi nel gruppo della combinazione vs 16,4 mesi per la monoterapia.
Sulla base di questi risultati, la combinazione enzalutamide + radio-223 dovrebbe essere considerata uno degli standard of care in questa linea di trattamento: “Potrebbe rappresentare una valida opzione per i pazienti progrediti dopo una prima linea di terapia ormonale, permettendo di evitare o differire il ricorso alla chemioterapia”, conclude Gallardo.
Lo studio però riflette solo parzialmente l’attuale popolazione clinica. Solo il 2% dei partecipanti nel braccio di combinazione aveva ricevuto un precedente trattamento con ARPi, mentre l’attuale standard of care per il mHSPC prevede già l’uso di ADT associata a un ARPi. Inoltre, è stato osservato un incrocio delle curve di OS a 18 mesi, con 6 decessi in più nel braccio di combinazione al mese 12. Yu osserva: “Esistono diversi esempi in oncologia in cui le curve di OS si incrociano. Tuttavia, in questo studio la situazione è differente: il radio-223 non è un farmaco ad alta tossicità, quindi non vi è una spiegazione biologica evidente per l’incrocio delle curve”.


