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Trial PACIFIC, a Toronto presentati i dati di OS di durvalumab

By 14 Ottobre 2018Maggio 12th, 2021No Comments
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Nei pazienti con NSCLC non resecabile in stadio III (localmente avanzato) la cui malattia non sia progredita dopo chemio-radioterapia (CRT) a base di platino, il trattamento con l’anticorpo monoclonale durvalumab ha garantito una overall survival (OS) significativamente più elevata rispetto a placebo. La notizia arriva dal Canada, dove ‒ durante il Presidential Symposium della XIX Conferenza mondiale sul tumore del polmone dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) di Toronto ‒ sono stati presentati i risultati del trial PACIFIC.

Questa popolazione di pazienti ha finora avuto una prognosi severa perché la maggior parte ha una recidiva dopo la CRT, con una percentuale di pazienti ancora vivi a 5 anni che oscilla tra 15 e 30%, con una OS che non supera i 28 mesi. PACIFIC è uno studio di fase III multicentrico randomizzato in doppio cieco controllato vs placebo, che ha valutato il trattamento con durvalumab nei pazienti ‘all-comer’ (cioè non selezionati in base all’espressione di PD-L1). Già nei mesi scorsi, durante ESMO 2017, i dati preliminari del trial avevano mostrato che durvalumab è in grado di prolungare significativamente la PFS rispetto a placebo. A Toronto sono stati presentati i dati anche sul secondo endpoint primario, la OS.

I ricercatori del PACIFIC hanno randomizzato 709 pazienti con NSCLC non resecabile in stadio III (localmente avanzato) la cui malattia non sia progredita dopo chemio-radioterapia (CRT) a base di platino a durvalumab 10 mg/kg endovena (n=473) o placebo (n=236) ogni 2 settimane. Ad un follow-up di 24 mesi la OS media nel gruppo durvalumab è risultata del 66,3% (95% CI da 61,7 a 70,4) mentre nel gruppo placebo del 55,6% (95% CI da 48,9 a 61,8). La PFS media è risultata di 17,2 mesi nel gruppo durvalumab e di 5,6 mesi nel gruppo placebo. Quindi durvalumab ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale rispetto allo standard di cura indipendentemente dall’espressione di PD-L1, riducendo il rischio di morte del 32%.

Giorgio Scagliotti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Università di Torino e Presidente dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC), ha dichiarato: “Questi risultati sono estremamente incoraggianti per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio III, non resecabile, che da 15 anni non avevano a disposizione nessuna nuova arma terapeutica, e confermano durvalumab quale prima immunoterapia a dimostrare un beneficio significativo di sopravvivenza globale”.

Umberto Ricardi, Direttore del Dipartimento di Oncologia della Città della Salute e della Scienza di Torino e Presidente ESTRO (European SocieTy for Radiotherapy and Oncology), ha commentato: “Durvalumab rappresenta indubbiamente un importante progresso nel trattamento di questi pazienti e supporta l’introduzione dell’immunoterapia come nuovo approccio terapeutico in grado di ottimizzare l’efficacia degli attuali standard di trattamento con chemio-radioterapia. Emerge inoltre il ruolo chiave del Team Multidisciplinare per l’adeguata selezione e per la corretta gestione dei pazienti con tumore polmonare localmente avanzato”.

David Frati

▼ Antonia SJ, Villegas A, Daniel D, Vicente D, Murakami S, Hui R, Kurata T, Chiappori A, Lee KH, de Wit M, Cho BC et al for the PACIFIC Investigators. Overall Survival with Durvalumab after Chemoradiotherapy in Stage III NSCLC. N Engl J Med 2018; doi:10.1056/NEJMoa1809697