Tre studi di alto profilo scelti per la pubblicazione simultanea su JCO e JCO Oncology Advances

A cura di Luciano De Fiore By 10 Dicembre 2025No Comments
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Al San Antonio Breast Cancer Symposium 2025 vengono presentati tre studi clinici ritenuti di particolare rilevanza dalla comunità scientifica internazionale, al punto da meritare la pubblicazione in simultanea sul Journal of Clinical Oncology (JCO) e su JCO Oncology Advances (JCO OA). Si tratta di nuove evidenze che toccano tre aree strategiche dell’oncologia mammaria: il ruolo delle mutazioni di HER2 nel setting HER2-low, l’uso del carboplatino nell’early triplo negativo operato senza neoadiuvante, e l’impiego di tucatinib come mantenimento first-line nella malattia HER2-positiva metastatica.

Il primo studio riguarda le prime evidenze real-world sulle mutazioni HER2 e la risposta a trastuzumab deruxtecan. Si tratta di uno studio retrospettivo giapponese (OA-25-00097) che ha valutato 25 pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-low trattate con trastuzumab deruxtecan. In questa ancora piccola coorte, la mutazione HER2 L755S—la più frequente—sembra associarsi a una durata mediana del trattamento più breve (32 settimane) rispetto alle pazienti con HER2 wild-type (41 settimane).
È il primo lavoro a descrivere la frequenza di queste mutazioni in questo setting e a esplorare il loro possibile impatto sulla sensibilità a T-DXd. Pur essendo dati preliminari, aprono la strada a future analisi molecolari su larga scala. Come sottolineato dall’ASCO Expert Eleonora Teplinsky, si tratta di informazioni interessanti che aprono a nuove ipotesi in grado di affinare la personalizzazione terapeutica nell’universo eterogeneo dell’HER2-low.

Il secondo lavoro tratta del TNBC precoce: il carboplatino nel post-operatorio riduce il rischio di recidiva. Questo trial randomizzato di fase III RJBC 1501 (JCO-25-02412) mostra che l’aggiunta di carboplatino alla chemioterapia adiuvante (EC → taxani) nelle pazienti con tumore triplo negativo in stadio iniziale, operate upfront e dunque non trattate con chemio-immunoterapia neoadiuvante, riduce significativamente il rischio di recidiva, senza aumentare in modo rilevante la tossicità. Il beneficio appare particolarmente evidente nelle pazienti più anziane, un dato inaspettato che meriterà ulteriori approfondimenti. Come ha osservato l’ASCO Expert Jane Lowe Meisel, lo studio individua una strategia concreta per migliorare gli esiti di una popolazione che attualmente riceve meno trattamenti ottimali rispetto al setting neoadiuvante.

Infine, il terzo studio selezionato (JCO-25-02600) è il HER2CLIMB-05 di fase III che valuta l’aggiunta di tucatinib al mantenimento con trastuzumab e pertuzumab nella prima linea del carcinoma mammario metastatico HER2-positivo. Risultato principale: riduzione del 36% del rischio di progressione o morte rispetto al placebo. Di particolare rilievo il segnale osservato nelle pazienti con metastasi cerebrali al basale, dove la PFS quasi raddoppia (da 4,3 a 8,5 mesi), pur con numeri ancora limitati. Secondo Eleonora Teplinsky, lo studio rappresenta un importante avanzamento nel percorso verso terapie di mantenimento più efficaci e personalizzate, in un contesto terapeutico in rapida evoluzione. In caso di approvazione regolatoria, tucatinib potrebbe diventare una nuova opzione di mantenimento di prima linea, con un ruolo particolarmente rilevante nelle pazienti con interessamento cerebrale.

Ma perché proprio questi tre studi sono stati scelti per la pubblicazione simultanea? La selezione congiunta da parte di JCO e JCO Oncology Advances sembra riflettere tre criteri chiave. Intanto, l’innovatività clinica: ciascun trial introduce un potenziale cambiamento nel modo di selezionare e trattare le pazienti. In secondo luogo, l’impatto immediato sulla pratica: dai biomarcatori emergenti nell’HER2-low alle scelte chemioterapiche nell’early TNBC fino alla gestione della prima linea HER2+, tutti i risultati hanno implicazioni operative. In ultimo, la rilevanza strategica nei tre ambiti oggi più dinamici della ricerca sul carcinoma mammario. In sintesi, San Antonio 2025 conferma come il panorama terapeutico continui a diversificarsi, muovendosi verso una sempre più precisa personalizzazione del trattamento, sia nella malattia precoce sia nel setting metastatico.