
L’epatocarcinoma (HCC) torna al centro del dibattito scientifico con una delle sessioni educazionali più attese del congresso ASCO 2026. Il tema è di quelli capaci di ridisegnare gli algoritmi terapeutici: il ruolo della terapia sistemica nelle fasi precoce e intermedia dell’HCC, storicamente gestite con approcci locoregionali, sta attraversando una trasformazione profonda accelerata dai risultati degli inibitori dei checkpoint immunitari.
Fino a pochi anni fa, per i pazienti in stadio precoce (BCLC 0-A) o intermedio (BCLC B), le opzioni erano quasi esclusivamente chirurgiche o locoregionali: resezione, ablazione termica, TACE. L’immunoterapia era considerata territorio della malattia avanzata. Questa separazione netta si è progressivamente erosa. I dati del trial IMbrave050 hanno dimostrato che atezolizumab più bevacizumab in setting adiuvante, dopo resezione o ablazione in pazienti ad alto rischio di recidiva, migliora significativamente la sopravvivenza libera da malattia rispetto alla sola sorveglianza, aprendo per la prima volta uno scenario adiuvante sistemico nell’HCC resecato. Parallelamente, il trial EMERALD-1 ha mostrato che l’aggiunta di durvalumab alla TACE con embolizzazione — con mantenimento del solo durvalumab — si traduce in un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione nello stadio intermedio non resecabile, segnando la prima combinazione locoregionale-immunoterapica a raggiungere l’endpoint primario in fase III in questo contesto. Ulteriori dati attesi su LEAP-012 (lenvatinib più pembrolizumab con TACE) potrebbero ampliare ulteriormente le opzioni.
La sessione educazionale in programma ad ASCO 2026 affronta proprio questi scenari emergenti, ponendo quesiti clinici ancora aperti: come selezionare i pazienti candidati alla terapia sistemica adiuvante post-ablazione? Quando e come integrare l’immunoterapia con le procedure locoregionali? Quali endpoint — sopravvivenza libera da recidiva, OS, qualità di vita — devono guidare le decisioni in stadi in cui la funzione epatica residua è un vincolo ineludibile? Il tema si inserisce in un congresso che quest’anno adotta come tema presidenziale “The Science and Practice of Translation: Improving Cancer Outcomes Worldwide”, riflettendo l’ambizione di portare i progressi della ricerca alla pratica clinica quotidiana su scala globale.
Per gli oncologi italiani, il tema ha un’ulteriore rilevanza: l’HCC insiste per lo più su cirrosi, e la gestione multidisciplinare con epatologi e radiologi interventisti è imprescindibile. La pressione verso trattamenti più precoci e combinati richiede una revisione condivisa delle indicazioni e dei percorsi, anche alla luce delle linee guida EASL e BCLC in continua evoluzione.


