Tecnologia a mRNA in Oncologia: e se lo stop di Trump diventasse un’opportunità?

A cura di Redazione By 3 Dicembre 2025Dicembre 4th, 2025No Comments
Dai congressi

Trattamenti basati su tecnologia a mRNA in Oncologia: più di 230 trial clinici sono attualmente in corso a livello globale. Ma questo grande fermento scientifico e finanziario rischia una brusca battuta d’arresto a causa delle scelte strategiche in Sanità dell’amministrazione Trump, che solo nei primi tre mesi del 2025 ha ridotto del 31% i finanziamenti del National Cancer Institute e che ha annunciato l’interruzione di 22 progetti mirati allo sviluppo di vaccini a mRNA per un valore di 500 milioni di dollari, non nascondendo un certo scetticismo verso questa tecnologia. In questo contesto l’Europa, in particolare l’Italia, può candidarsi a diventare un nuovo polo di riferimento. Questo è uno dei temi affrontati dagli specialisti riuniti a Napoli per la XI edizione del congresso Immunotherapy Bridge e la XVI edizione del congresso Melanoma Bridge.

“L’interesse scientifico per i vaccini a mRNA in oncologia è in forte crescita”, spiega Paolo Ascierto (Professore Ordinario di Oncologia – Università degli Studi Federico II, Direttore Struttura Complessa di Oncologia Medica Melanoma Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative presso l’Istituto Nazionale Tumori – Fondazione “Pascale”, di Napoli). “Questi vaccini non sono pensati per prevenire i tumori, come i vaccini tradizionali, ma per “addestrare” il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Funzionano come terapie complementari o adiuvanti dopo l’intervento chirurgico, riducendo drasticamente il rischio di recidiva”.

La ricerca è ormai ben oltre le fasi precliniche, con progressi concreti e candidati promettenti che stanno affrontando le fasi finali dei test. È, ad esempio, in dirittura d’arrivo il vaccino a mRNA per il melanoma di Moderna e Merck. “Siamo alle battute finali dello studio clinico di fase III”, riferisce Ascierto, il primo a dare il via a questa sperimentazione in Italia. “I risultati finali sono attesi per l’anno prossimo, ma i dati preliminari sono molto promettenti: sembra infatti che il vaccino, in combinazione con l’inibitore dei checkpoint immunitari pembrolizumab, sia in grado di migliorare la sopravvivenza nei pazienti dopo la resezione chirurgica del tumore”. Alte le aspettative anche per uno studio di fase III condotto da MSD e Moderna contro il tumore del polmone: anche in questo caso il vaccino a mRNA viene somministrato insieme a pembrolizumab. È invece in fase II il trial del vaccino a mRNA BNT-122 della BioNTech per la prevenzione delle recidive del carcinoma pancreatico: uno studio pubblicato su “Nature” ha dimostrato che il vaccino personalizzato ha ridotto il rischio di ritorno della malattia dopo l’intervento chirurgico in 16 pazienti, con 3 anni di follow-up. Altri vaccini a mRNA sono ancora in fase iniziale di sviluppo. Ad esempio, nel maggio 2024, il Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito ha reclutato partecipanti per uno studio clinico personalizzato su un vaccino a mRNA contro il tumore colorettale.

Tuttavia, proprio mentre la scienza celebra i primi successi cruciali, un’ombra si allunga sulla ricerca: “I tagli ai finanziamenti negli Stati Uniti minacciano di rallentare quella che è stata definita una delle vie terapeutiche più promettenti del secolo”, evidenzia Ascierto. “In questo contesto potrebbe aprirsi una finestra di opportunità strategica per l’Europa, e in particolare per l’Italia: di fronte a un potenziale rallentamento della ricerca americana, i Paesi europei possono cogliere l’occasione per rafforzare il loro ruolo ed entrare a pieno titolo come nuovo polo di riferimento globale in questa tecnologia. L’Italia vanta una straordinaria qualità della ricerca e dei suoi ricercatori, contesi in tutto il mondo: stabilizzando e aumentando i finanziamenti pubblici e privati, potrebbe attrarre investimenti e startup biotecnologiche che vedono incertezza oltreoceano”. La ricerca sui vaccini oncologici è fondamentale anche per la sovranità tecnologica e industriale. “Investire ora in centri di ricerca d’eccellenza, come quelli già presenti in Italia, permetterebbe di capitalizzare sul know-how sviluppato durante la pandemia e assicurare l’accesso prioritario a queste terapie future. L’Europa e l’Italia hanno l’opportunità unica di dimostrare che la ricerca scientifica e l’innovazione medica possono essere sostenute con rigore e distacco dalle tensioni politiche, cementando il proprio ruolo di leader nell’immunoterapia oncologica del futuro”.