Tarlatamab sottocutaneo nell’ES-SCLC, i dati del trial DeLLphi-308

A cura di David Frati By 14 Settembre 2026No Comments
Dai congressi

L’attività clinica di tarlatamab per via endovenosa (EV) è già consolidata. Lo studio di fase IB DeLLphi-308 rappresenta la prima valutazione clinica della somministrazione sottocutanea (SC) di tarlatamab in pazienti affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso (ES-SCLC). I dati di DeLLphi-308 sono stati presentati nel corso della World Conference on Lung Cancer (WCLC) 2026 a Seul, in una session intitolata “Expanding Therapeutic Frontiers in SCLC: ADCs, T-Cell Engagers, and First-Line Strategies”.

Il presenter dello studio, Pedro Rocha dell’Ospedale Universitario Vall d’Hebron di Barcellona, ha affermato durante una press conference che la somministrazione sottocutanea potrebbe migliorare la praticità d’impiego e ridurre gli eventi avversi, tra cui la sindrome da rilascio di citochine (CRS) ed evidenziato che tarlatamab sottocutaneo ha mostrato un’attività antitumorale promettente associata a un profilo di sicurezza gestibile in una popolazione fortemente pretrattata.

Lo studio multicentrico, in aperto, ha arruolato pazienti con ES-SCLC precedentemente trattati in seguito a terapia a base di platino. L’obiettivo primario era valutare sicurezza e tollerabilità, mentre gli obiettivi secondari includevano la farmacocinetica (PK), l’attività antitumorale e l’immunogenicità. La prima parte dello studio si è concentrata sull’esplorazione del dosaggio (dose exploration), in cui i ricercatori hanno valutato dosi bersaglio di tarlatamab SC da 10 mg (n = 20) e 15 mg (n = 40) somministrate ogni due settimane (Q2W). Tarlatamab SC ha dimostrato un profilo di sicurezza gestibile in una popolazione fortemente pretrattata con malattia avanzata, mostrando bassi tassi di eventi avversi correlati al trattamento (TRAE) e un tasso di interruzione del trattamento del 2%, nonostante un regime di monitoraggio ridotto durante la fase di espansione dello studio. I principali eventi avversi riscontrati nei pazienti trattati con 15 mg Q2W di tarlatamab SC hanno incluso CRS (38%), reazioni nel sito di iniezione (50%), disgeusia (48%) e neutropenia (10%). In modo significativo, l’incidenza degli eventi di CRS è risultata inferiore a quanto storicamente riportato per tarlatamab EV; tutti gli eventi sono stati di grado 1 o 2 e nessuno ha richiesto la sospensione temporanea o l’interruzione definitiva del trattamento. I pazienti appartenenti alla coorte da 15 mg hanno raggiunto un’esposizione al farmaco comparabile al regime consolidato di 10 mg EV Q2W e sono stati selezionati per la seconda parte dello studio (fase di espansione della dose). Al dosaggio di 15 mg ogni due settimane, tarlatamab SC ha conseguito risultati sovrapponibili a tarlatamab 10 mg EV nei pazienti con ES-SCLC, con un tasso di risposta complessivo (ORR) del 30%. La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è stata di 3,7 mesi, mentre la sopravvivenza globale (OS) mediana è stata di 11,7 mesi.

«I risultati dello studio DeLLphi-308 suggeriscono che una dose di 15 mg di tarlatamab SC possa raggiungere un’esposizione sierica comparabile al dosaggio approvato di 10 mg EV somministrato ogni due settimane, mantenendo al contempo un profilo di sicurezza favorevole», ha dichiarato Rocha. «Gli eventi di CRS prevalentemente di basso grado e l’attività antitumorale preliminare supportano il proseguimento delle indagini su questa via di somministrazione più agevole». Lo studio di fase III DeLLphi-315 valuterà la sicurezza e l’efficacia di tarlatamab SC rispetto a tarlatamab EV in pazienti affetti da SCLC.