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Sulla diffusione di Twitter tra gli oncologi canadesi

By 30 Maggio 2020Maggio 12th, 2021No Comments
CongressiSpeciali

Tra gli abstract presentati quest’anno all’ASCO, poco si trova nella meeting library sull’utilizzo dei social media in ambito medico e di ricerca, nonostante la situazione derivata dalla pandemia da COVID-19 e il relativo distanziamento sociale, fattori che potrebbero indurre a pensare che da ciò sia derivato un importante impulso propulsivo allo scambio interattivo.

L’unico studio sull’impatto di Twitter in ambito medico-scientifico è presentato da un gruppo di ricercatori del Tom Baker Cancer Centre, University of Calgary. Va tenuto conto che la ricerca fa riferimento ad un’èra pre-COVID e si proponeva di indagare la credibilità scientifica dell’utente medico di Twitter rispetto a chi non ne fa uso.

Lo studio evidenzia qualche limite se solo già si analizzano il metodo e il campione di riferimento. Il campione analizzato è ristretto (676 oncologi appartenenti all’American Society of Clinical Oncology), di cui solo il 12% risulta essere utente attivo di Twitter (poco più di un oncologo su dieci, laddove viene considerato “attivo” chi ha almeno un post negli ultimi 12 mesi).
Secondo l’indagine, non c’è un reale rapporto tra la credibilità scientifica (valutata attraverso il numero di citazioni) e l’uso di Twitter. Piuttosto gli esiti di questa ricerca ancora incompleta andranno messi a confronto prossimamente con nuovi dati raccolti in questi mesi, valutando l’eventuale impatto della pandemia sul ricorso professionale ai social media, e in particolare a Twitter.

Priscilla De Fiore

Fonte: ASCO20, abstr. e14101