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SIOG 2016: Ginecologia oncologica tra innovazione e sostenibilità

By 28 Settembre 2016Aprile 7th, 2021No Comments
Dai congressi

Si è da poco concluso a Catanzaro il XXVII Congresso Nazionale della Società Italiana di Oncologia Ginecologica (SIOG), dal titolo “Ginecologia Oncologica tra Innovazione e Sostenibilità”.

Al centro delle numerose e affollate session un focus sulle nuove terapie e le tecnologie avanzate, sui percorsi diagnostico-terapeutici, sulla valutazione del rischio clinico, sull’importanza della multidisciplinarietà e della sostenibilità. Particolare attenzione hanno suscitato le relazioni di argomento chirurgico, quelle sul trattamento del tumore ovarico condizionato dall’espressione del BRCA e quelle sulla terapia antiangiogenica nel carcinoma della cervice uterina. Una intera sessione è stata dedicata ai giovani clinici, che hanno presentato le loro ricerche.

Per quanto attiene alla chirurgia, durante il congresso è stato evidenziato ‒ tra l’altro ‒ come nel 2015 il 40% dei giovani ginecologi USA abbia effettuato la sua prima isterectomia in laparoscopia, tecnica quindi in continua ascesa. La nuova sfida è allargare i confini della Chirurgia pelvica, i principi classici dell’anatomia chirurgica sono continuamente sfidati da approcci innovativi. Ma Enrico Vizza, Direttore dell’UOC di Ginecologia Oncologica del Dipartimento di Chirurgia Oncologica dell’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” – IFO ha puntualizzato: “La chirurgia robotica non è una forma innovativa di chirurgia laparoscopica, è un approccio a sé, è molto di più”. Sempre maggiore importanza assume anche la tecnica del linfonodo sentinella, come ha spiegato Alessandro Buda, responsabile della Chirurgia Ginecologica Oncologica dell’Ospedale San Gerardo di Monza: “Nel CA vulvare, per esempio, lo stato linfonodale è il fattore prognostico più importante”.

Molto applaudita la lettura magistrale di Michael J. Seckl del Department of Surgery & Cancer dell’Imperial College of London, forse il maggiore esperto mondiale delle neoplasie del trofoblasto, che ha anche lanciato un appello ai colleghi oncologi: “Quando vi capita una paziente in età fertile con metastasi che non riuscite a spiegare, misurate l’hCG!”. Seguita con grande attenzione anche la relazione di Dionyssios Katsaros dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, che ha presentato le nuove linee guida sul tumore dell’endometrio. Sull’impatto della mutazione BRCA nel trattamento dei carcinomi ovarici si è soffermata Nicoletta Colombo, Professore Associato di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Direttore della Divisione di Ginecologia Oncologica Medica dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano: “Si tratta di una mutazione molto diffusa, che riguarda circa il 25% dei tumori ovarici sierosi di alto grado. L’ultima frontiera per queste pazienti è costituita dai cosiddetti PARP-inibitori, che dopo un cammino di dieci anni sono ora giunti sul mercato e stanno dando risultati davvero molto interessanti. Alla luce di questa nuova opzione terapeutica, tutte le pazienti con carcinoma ovarico devono essere sottoposte a test BRCA”. Sempre a proposito di ovaio, Ketta Lorusso della UO di Oncologia Ginecologica della Fondazione IRCCS Istituto Tumori di Milano ha illustrato come cambia il trattamento della recidiva del carcinoma dell’ovaio alla luce della consensus di Tokio 2015.

Focus particolare sul trattamento del tumore della cervice uterina a cura di Gabriella Ferrandina dell’UOC di Ginecologia Oncologica dell’Università del Molise, partendo dai dati di GOG 240, un trial di importanza eccezionale, che ha dimostrato la netta superiorità di chemio+BEVA rispetto alla semplice chemioterapia. La Ferrandina ha anche annunciato che ci sono insistenti rumours sull’inserimento di bevacizumab nel trattamento standard del carcinoma della cervice uterina recidivante e che si intravede un promettente futuro per bevacizumab anche nel carcinoma della cervice localmente avanzato.