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Seguire un’oncologia in evoluzione, compito difficile ma non impossibile

Luciano De Fiore By 19 Settembre 2021Settembre 20th, 2021No Comments
Congressi

I progressi nella diagnosi e nella prognosi, dovuti soprattutto alle nuove immunoterapie, comportano anche maggiore complessità nell’approccio alle cure oncologiche. Lo dimostrano due studi presentati all’ESMO 2021, insistendo sulla necessità di estendere le conoscenze sulle terapie, e non solo di base, ai pazienti, al pubblico laico e ai medici non specializzati in oncologia.

Per valutare quanto i pazienti sanno dell’immunoterapia, CareAcross, una piattaforma multilingue che fornisce un’educazione personalizzata per i pazienti oncologici, ha condotto un sondaggio tra 5.589 dei suoi membri principalmente nel Regno Unito, Francia, Italia, Spagna e Germania, indagando le conoscenze sul meccanismo di azione delle terapie, l’efficacia, gli effetti collaterali e il costo. L’immunoterapia è diventata un importante approccio terapeutico ormai somministrato ogni giorno a migliaia di pazienti in tutta Europa. Secondo Paris Kosmidis, autore dello studio e Chief Medical Officer di CareAcross, «è essenziale che i soggetti a vario titolo coinvolti siano informati al meglio perché si tratta di trattamenti complessi che troppo spesso vengono scambiati per cure miracolose; più se ne sa, migliore sarà la comunicazione con il team medico e quindi migliori saranno i risultati delle terapie».

Quasi la metà degli intervistati (pazienti con tumori mammari o polmonari, prostatici o colorettali) ha confessato di non sapere come funziona l’immunoterapia, mentre solo uno su tre circa (32%) ha indicato la risposta corretta (“attiva il sistema immunitario per uccidere le cellule tumorali”). Similmente, più della metà degli intervistati ritiene che l’immunoterapia inizi a funzionare immediatamente: solo un paziente su cinque ha affermato correttamente che il trattamento richiede diverse settimane per diventare efficace. Sarebbe invece rilevante che i pazienti iniziassero la terapia con aspettative realistiche, anche per evitare delusioni quando i loro sintomi richiedono del tempo per scomparire. Diffusissima anche l’inconsapevolezza del costo delle immunoterapie che può superare i 100.000 euro l’anno per singolo paziente: se, in un mondo ideale, il costo della terapia sarebbe irrilevante, soprattutto nei sistemi sanitari pubblici europei, la gente merita di conoscere i meccanismi che permettono a chi ne ha bisogno di accedere a questo tipo di terapie, specie laddove il sistema sanitario pubblico è pagato con la fiscalità generale, come in Italia. Secondo Marco Donia (Herlev-Gentofte Hospital, Università di Copenhagen), esperto di immunoterapia e non coinvolto negli studi, sarebbe effettivamente molto utile estendere le conoscenze anche sugli aspetti finanziari di trattamenti più tollerabili ed efficaci della chemioterapia, ma che hanno un costo elevato, specie in un contesto come quello europeo in cui l’incidenza del cancro è in aumento.

Diffondere la conoscenza di come evolvono le cure oncologiche può essere utile anche per i professionisti della sanità al di fuori dell’oncologia, per migliorare il supporto che i pazienti ricevono lungo il loro percorso di malattia. Secondo Conleth Murphy (Bon Secours Hospital Cork, Irlanda), co-autore di un sondaggio sulle percezioni dei medici in merito alla prognosi dei pazienti affetti da cancro, l’annuncio della diagnosi è il primo momento-chiave in cui è essenziale una consulenza adeguata, anche se di solito non viene affidata a un oncologo, ma a un chirurgo o a un medico dell’ospedale. «Ricevere la notizia di esser malati di cancro è un’esperienza traumatica e i pazienti spesso hanno immediatamente domande pressanti su ciò che significa per il loro futuro», sottolinea Murphy. «Le conoscenze oncologiche della maggior parte dei medici risale ai loro anni di formazione: quindi le loro percezioni della prognosi del cancro sono probabilmente in ritardo rispetto ai grandi guadagni in termini di sopravvivenza raggiunti nel recente passato».
L’oncologia è un ambito altamente specializzato, con molti diversi sottogruppi di pazienti e altrettante prognosi; anche un oncologo che tratta il melanoma non è detto conosca tutti i tassi di sopravvivenza per i diversi tipi e stadi di cancro al seno. Non deve quindi sorprendere che i medici non oncologi ne sappiano ancor meno, e non è del tutto realistico aspettarci che i professionisti che si occupano di centinaia di diverse patologie seguano passo passo ogni sfaccettatura di un panorama oncologico in rapida evoluzione. Eppure, il ruolo del medico di famiglia nell’itinerario terapeutico di un paziente oncologico è importante per riformulare le informazioni che gli sono state date dall’ oncologo, rendendole ancora più comprensibili e adattandole alla situazione di ciascun paziente, specie quando si tratta delle modalità di trattamento più recenti, spiegando le differenze rispetto alle chemioterapie convenzionali. Una comunicazione più coerente con il team oncologico sui benefici attesi di una terapia, sui possibili effetti collaterali e sull’impatto della prognosi potrebbe aiutare a guidare i pazienti in modo competente e a fornire il supporto psicologico di cui hanno certamente bisogno.

Fonti:
Abstract 1510MO_PR ‘European cancer patients’ perspectives on immunotherapy’ will be presented by Paraskevas Kosmidis during the Public Policy Mini Oral Session on Saturday 18 September, 17:30 to18:30 (CEST) on Channel 5. Annals of Oncology, Volume 32, 2021 Supplement 5
Abstract 1723P_PR ‘Therapeutic nihilism or therapeutic realism: Perceptions of non-oncologist physicians regarding cancer patients’ prognosis’ will be available as e-Poster as of Thursday, 16 September at 08:30 CEST. Annals of Oncology, Volume 32, 2021 Supplement 5