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Screening? Grazie, no. E invece sì!

By 20 Ottobre 2018Maggio 26th, 2021No Comments
CongressiTemi

I risultati del trial EDIFICE 6 hanno identificato i principali indicatori sociali e comportamentali che spiegano la riluttanza a sottoporsi a test di screening per la prevenzione del cancro nella popolazione francese. Secondo quest’indagine osservazionale, la vulnerabilità sociale resta un limite importante per la partecipazione allo screening per quattro tipi di tumori – seno, cervice, colon-retto e polmone. Inoltre, come nuovo indicatore del rifiuto dello screening emerge la sfiducia nell’efficacia dei test oncologici tra le popolazioni target. Se ne parla al meeting annuale dell’European Society of Medical Oncology (ESMO), in corso a Monaco di Baviera.

Il programma EDIFICE è stato condotto ogni tre anni a partire dal 2005 allo scopo di fornire una migliore comprensione dell’aderenza della popolazione allo screening dei tumori in Francia. L’ultimo round del sondaggio è stato condotto dal 26 giugno al 28 luglio 2017, utilizzando un questionario online (anziché telefonate come nelle precedenti edizioni) e ha coinvolto un campione rappresentativo di 12.046 individui tra i 18 ei 69 anni. Jean-Francois Morere (ospedale Paul Brousse di Villejeuif) ha così commentato i risultati relativi al cancro al seno: «I tassi di partecipazione per lo screening del cancro al seno, liberamente accessibile a tutte le donne di età compresa tra 50 e 74 anni in Francia, sono generalmente più alti rispetto ad altri tipi di cancro. Nel nostro sondaggio, solo il 6% dei partecipanti ha dichiarato di non aver mai fatto una mammografia. Negli ultimi due round della ricerca, abbiamo iniziato a osservare l’impatto della vulnerabilità sociale sul rifiuto dello screening. Il che fa ritenere che per chi è in basso nella scala sociale la prevenzione non sia una priorità».

La maggiore riluttanza emerge per lo screening del carcinoma colorettale (CRC): il 38% delle persone coinvolte nell’analisi non ha mai fatto un test immunochimico fecale (FIT) nel corso della vita. Secondo François Eisinger, dell’Istituto Paoli-Calmettes di Marsiglia, questo dato dipende dal fatto che i coinvolti «avevano maggiori probabilità di essere giovani, fumatori o socialmente vulnerabili. La paura dell’esame o dei risultati si è rivelata una barriera per il 29% dei partecipanti al sondaggio. Non possiamo fare un confronto affidabile con precedenti indagini a causa del cambiamento dei parametri metodologici, anche se dieci anni fa pochissime persone hanno dichiarato queste motivazioni».

Quest’atteggiamento di riluttanza generalizzata è davvero un peccato, anche perché – mota Martin-Moreno (Università di Valencia) – «lo screening potrebbe costituire un’opportunità educativa per raggiungere la popolazione target e promuovere misure preventive, per quanto le evidenze al riguardo siano ancora scarse. Al momento, forse è meglio concentrare prioritariamente gli sforzi fin dall’inizio sull’abbandono del fumo». Resta il fatto che «l’oncologia ormai è passata dall’essere semplicemente reattiva all’essere proattiva e lo screening oncologico è pienamente in linea con questa tendenza. I programmi di screening hanno il potenziale per offrire un contributo importante per una diagnosi precoce efficace, specie se sono garantite un’ampia copertura, una scelta informata e un’equa distribuzione dei servizi».

Luciano De Fiore

• Abstract 1350PD_PR Social and behavioral indicators of undergoing a screening test for lung cancer. ESMO 2018.