
Dai risultati aggiornati dello studio globale di fase 3 ASCENT-04, presentati al Meeting Annuale ASCO 2026, emerge che l’associazione dell’anticorpo coniugato sacituzumab govitecan con l’immunoterapico pembrolizumab prolunga la PFS 2 rispetto allo standard terapeutico costituito da chemioterapia e pembrolizumab nella prima linea del carcinoma mammario triplo-negativo metastatico (mTNBC). Il tumore al seno triplo-negativo rappresenta fino al 15% delle diagnosi ed è il sottotipo più aggressivo, con circa il 40% dei casi metastatici che esprime il biomarcatore PD-L1.
Nonostante la combinazione standard attuale con chemioterapia e pembrolizumab, la maggior parte dei pazienti sperimenta una progressione di malattia e molti non riescono a ricevere trattamenti successivi a causa del rapido deterioramento clinico o del decesso. Questo nuovo filone di ricerca si è concentrato sulla PFS2, un endpoint surrogato fortemente associato alla sopravvivenza globale e definito come il tempo intercorso fino alla progressione dopo la terapia di seconda linea o al decesso per qualsiasi causa.
Il trial ASCENT-04 ha arruolato 443 pazienti provenienti da 26 paesi, non precedentemente trattati per mTNBC o per malattia localmente avanzata non resecabile, tutti con tumori PD-L1-positivi. I partecipanti sono stati randomizzati per ricevere sacituzumab govitecan più pembrolizumab (221 pazienti) oppure chemioterapia più pembrolizumab (222 pazienti), con la possibilità per il gruppo di controllo di passare a sacituzumab govitecan come opzione di crossover in seconda linea. Questa specifica analisi ha valutato l’impatto clinico sul lungo periodo tenendo conto proprio del crossover. Al follow-up mediano di 14 mesi, il 43% dei pazienti nel braccio con sacituzumab govitecan proseguiva il trattamento iniziale, a fronte del 23% nel braccio di controllo. Tra coloro che hanno interrotto la prima linea, 69 su 125 pazienti nel gruppo sperimentale e 119 su 170 nel gruppo di controllo hanno ricevuto una terapia successiva; in quest’ultimo braccio l’81% ha assunto sacituzumab govitecan come trattamento di seconda linea. Nonostante questo ampio crossover, il tempo mediano alla prima terapia successiva è stato significativamente più lungo nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo chemioterapia, attestandosi a 17,3 mesi contro 9,8 mesi.
I dati sulla PFS2 confermano il netto vantaggio della combinazione sperimentale sul lungo periodo, con una mediana non ancora raggiunta nel gruppo sacituzumab govitecan rispetto ai 21 mesi registrati nel braccio chemioterapia. I tassi di PFS2 si sono mantenuti costantemente superiori nel braccio sperimentale a 1 anno (80% contro 75,7%), a 18 mesi (71,9% contro 53%) e a 2 anni (63,7% contro 45,6%). Si tratta di risultati particolarmente significativi in una patologia aggressiva dove il miglioramento degli outcome a lungo termine riveste un carattere di assoluta urgenza.


