
Forse perché lei stessa già paziente oncologica, la sensibilità di Ruth Porat per gli utilizzi dell’AI in oncologia va molto al di là dei suoi interessi professionali di Presidente e Chief Investment Officer di Alphabet-Google. Dal palco dell’Opening Session del Congresso ASCO 2025, Ruth Porat ha condiviso una visione personale e professionale sull’impatto dell’intelligenza artificiale (AI) in oncologia.
Due volte sopravvissuta al tumore al seno, Porat ha raccontato come la parola “gestibile” sia diventata per lei, oltre che una parola-chiave, una conquista esistenziale: «È stato un percorso difficile, ma grazie ai progressi della scienza e al mio team di cura, è stato gestibile. Purtroppo per molti pazienti ancora oggi il cancro non lo è». Porat ha sottolineato come Google e altri attori tecnologici stiano contribuendo in misura notevole all’avanzamento della ricerca oncologica attraverso l’AI, con l’obiettivo di rendere il cancro gestibile per la maggioranza dei pazienti, ma anche adoperandola per migliorare diagnosi, assistenza e terapie.
Tra gli esempi più emblematici citati figura naturalmente AlphaFold, il sistema di DeepMind capace di prevedere la struttura tridimensionale delle proteine, in grado di rivoluzionare la comprensione della biologia umana e di aprire nuove strade alla ricerca su antibiotico-resistenza e tumori, tanto è vero che più di 2 milioni e mezzo di ricercatori in oltre 190 Paesi hanno già usato AlphaFold per accelerare i propri studi, inclusi quelli in oncologia. Porat ha anche richiamato il valore concreto dell’AI nella pratica clinica quotidiana, come nel caso del nuovo ASCO Guidelines Assistant, uno strumento che permette ai medici di aggiornarsi sulle linee guida e gli studi dell’Associazione, pensato per supportare decisioni terapeutiche in tempo reale.
Notevole la scelta degli altri due ambiti nei quali Porat ritiene l’AI possa giocare un ruolo strategico e prezioso. Il primo è quello dell’equità: la tecnologia da sola non è certo in grado di risolvere tutto, ma può aiutare a estendere l’accesso a cure di qualità. Per esempio, al servizio della diagnosi precoce: Google ha sviluppato soluzioni di AI per l’analisi delle mammografie che permettono ai medici ovunque nel mondo di ottenere risultati comparabili a quelli dei radiologi esperti. Il che significa democratizzare l’assistenza, universalizzando una possibilità reale di intervento precoce.
Altro nodo da affrontare con decisione è quello della sicurezza dei dati. Porat non ha esitato a parlarne, rischiando di passare per una gatta che si candidi a guardiana dei topi. In effetti, la sanità è oggi uno degli ambienti digitali più esposti. Per questo Google ha scelto di applicare lo stesso standard di sicurezza che protegge servizi globali proprietari come Search, Gmail e YouTube anche ai suoi partner ospedalieri. Nella convinzione che si debba sfruttare l’enorme potenziale dell’AI senza compromettere la protezione dei dati dei pazienti.
Coniugando esperienza personale, responsabilità globale e innovazione scientifica, Ruth Porat ha offerto uno sguardo lucido sul futuro possibile della medicina oncologica, tracciando un orizzonte in cui la tecnologia possa aiutare a rendere la cura dei tumori non solo più avanzata, ma più giusta e accessibile.



