
Presentati a Berlino durante il congresso annuale dell’European Society of Medical Oncology (ESMO) i risultati finali dello studio di fase III POTOMAC (NCT05528694), che dimostrano un beneficio clinicamente significativo della combinazione di durvalumab (D), anticorpo monoclonale anti–PD-L1, con bacillo di Calmette-Guérin (BCG) in pazienti con carcinoma della vescica non muscolo-invasivo (NMIBC) ad alto rischio e non precedentemente trattati con BCG.
Il trattamento standard per questa popolazione prevede la resezione transuretrale del tumore vescicale (TURBT) seguita da induzione e mantenimento con BCG. Tuttavia, fino al 40% dei pazienti va incontro a recidiva o progressione entro due anni: di qui la necessità di strategie più efficaci.
Lo studio, multicentrico e randomizzato, ha arruolato 1.018 pazienti con NMIBC ad alto rischio dopo TURBT completa (inclusi i casi con carcinoma in situ residuo). I pazienti sono stati randomizzati 1:1:1 a ricevere:
• Durvalumab + BCG induzione e mantenimento (D-BCG [I+M])
• Durvalumab + sola induzione BCG (D-BCG [I])
• BCG induzione + mantenimento (BCG [I+M]), considerato il braccio di controllo standard.
Il farmaco è stato somministrato per via endovenosa (1500 mg ogni 4 settimane per 13 cicli), mentre BCG è stato somministrato per via intravescicale secondo lo schema settimanale di induzione (6 settimane) e cicli di mantenimento di 3 dosi a 3, 6, 12, 18 e 24 mesi.
L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da malattia (DFS) nel confronto tra D-BCG (I+M) e BCG (I+M).
Dopo un follow-up mediano di 60,7 mesi, il trattamento combinato con durvalumab e BCG ha raggiunto l’endpoint primario:
• riduzione del rischio di recidiva o morte del 32% rispetto al solo BCG (HR 0,68; IC 95% 0,50–0,99; p=0,0154);
• DFS a 24 mesi: 86,5% (IC 95% 82,2–89,8) con D-BCG (I+M) vs 81,6% (IC 95% 76,9–85,3) con BCG (I+M).
Il braccio D-BCG (I) non ha invece mostrato differenze statisticamente significative rispetto al controllo (HR 1,14; IC 95% 0,86–1,50).
Nell’analisi descrittiva, nessun segnale di detrimento sulla sopravvivenza globale è stato osservato (HR 0,80; IC 95% 0,53–1,20).
Per quanto riguarda la sicurezza, gli eventi avversi di grado 3/4 correlati al trattamento si sono verificati nel 21% dei pazienti trattati con D-BCG (I+M), nel 15% con D-BCG (I) e nel 4% con BCG (I+M). Nessun decesso è stato attribuito al trattamento.
In sintesi, la combinazione durvalumab + BCG (induzione + mantenimento) ha dimostrato un miglioramento significativo della DFS rispetto allo standard BCG, con un profilo di sicurezza coerente con quello dei singoli farmaci.
Lo studio POTOMAC consiglia dunque l’adozione di durvalumab per un anno in combinazione con BCG come nuova opzione terapeutica per i pazienti con carcinoma vescicale non muscolo-invasivo ad alto rischio, naïve a BCG, potenzialmente modificando lo standard di trattamento in questo setting. L’aggiunta di immunoterapia al BCG segna un nuovo passo avanti nella prevenzione delle recidive del carcinoma vescicale ad alto rischio, una patologia in cui l’equilibrio tra efficacia e tossicità è particolarmente delicato. La combinazione di durvalumab, già consolidato nel trattamento del carcinoma polmonare e di altre neoplasie solide, con un agente immunostimolante locale come BCG, suggerisce una sinergia immunologica in grado di rinforzare la risposta antitumorale mantenendo una tollerabilità accettabile.
Se confermati anche nei sottogruppi e in contesti di pratica clinica reale, i risultati di POTOMAC potrebbero ridefinire la gestione dei pazienti BCG-naïve, spostando l’immunoterapia dal trattamento del tumore avanzato alla fase precoce, con l’obiettivo di prevenire la progressione e ridurre la necessità di cistectomia.
Ora ci attende il passo successivo: comprendere quali pazienti traggano il massimo beneficio da questa combinazione e come bilanciare il carico immunoterapico con la qualità di vita, tema sempre più centrale nella medicina oncologica moderna.


