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Radioterapia e carcinoma prostatico metastatizzato

By 21 Ottobre 2018Maggio 12th, 2021No Comments
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La sessione presidenziale del congresso di domenica è dedicata ai tumori urogenitali. Nel complesso, com’è noto, si tratta di un insieme molto rappresentato, in particolare nella popolazione maschile, specie a causa dell’incidenza del tumore alla prostata. Oltretutto, nonostante le molte, continue novità nelle terapie, questi tumori comportano gravi problematiche psicologiche, arrivando a compromettere il senso di sé, al punto che i tumori urologici sono associati a un tasso di suicidi elevato, il triplo rispetto alla prevalenza nella popolazione generale.

Sono quindi di particolare rilievo i risultati di alcuni studi presentati a Monaco. Già allo scorso ESMO di Madrid lo studio KEYNOTE-045 aveva evidenziato i vantaggi di pembrolizumab rispetto alla chemioterapia (paclitaxel, docetaxel, vinflunina) nel tumore grave dell’urotelio. Qui a Monaco, già si è detto dei dati dello studio CheckMate-032 su pazienti con tumore dell’urotelio metastatico già trattati con platino, nei quali si riscontrano buone risposte alla monoterapia con nivolumab, mentre PFS e OS sono significativamente più elevate con la combinazione nivolumab+ipilimumab. Nella Presidenziale, Chris Parker (The Royal Marsden NHS Foundation Trust, Sutton) ha presentato i confortanti dati dello studio STAMPEDE, condotto su più di duemila pazienti, a dimostrazione di come un trattamento locale – in questo caso la comune radioterapia disponibile universalmente o quasi in tutte le oncologie, può riverberarsi positivamente anche sulla malattia ormai metastatica. E se è vero che in Occidente la percentuale di pazienti ai quali la malattia viene diagnosticata quando ormai è in fase metastatica è di circa il 10%, in Asia arriva ancora al 60%.

La radioterapia alla prostata migliora quindi la sopravvivenza complessiva nelle nuove diagnosi di carcinoma della prostata oligometastatico, anche se non in quelli con più elevato carico di malattia, secondo i risultati di un’analisi pre-pianificata di questo ampio studio di confronto. Nei pazienti selezionati, la OS è passata dal 73% all’81% a tre anni.

Sebbene la prognosi negli anni sia migliorata, ancora i pazienti muoiono per cancro alla prostata metastatico entro circa cinque anni: ovvia quindi la necessità di un trattamento più efficace. Parker e il suo gruppo volevano capire se la radioterapia avrebbe potuto migliorare non soltanto il controllo locale, ma anche la progressione lenta della malattia metastatica. Lo studio STAMPEDE a più bracci e multistadio comprendeva un confronto randomizzato di fase III per testare appunto se la radioterapia alla prostata migliora la sopravvivenza generale nel carcinoma della prostata metastatico di nuova diagnosi. Il razionale partiva dall’ipotesi che i tumori primari possano influenzare la progressione generale della malattia, accorciando la sopravvivenza.

La radioterapia alla prostata, in aggiunta al trattamento farmacologico, dovrebbe quindi subentrare come opzione standard di trattamento nei pazienti con malattia oligometastatica.

Luciano De Fiore

▼ Abstract LBA5_PR: Radiotherapy (RT) to the primary tumour for men with newly-diagnosed metastatic prostate cancer (PCA): survival results from STAMPEDE (NCT00268476). Annals of Oncology, Volume 29 Supplement 8 October 2018.