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Radioterapia adiuvante con RNI: ecco i dati del NRG Oncology/NSABP B-51/RTOG 1304

A cura di David Frati By 6 Dicembre 2023No Comments
Congressi

Nel carcinoma mammario convertito da malattia linfonodale positiva a linfonodale negativa grazie a una chemioterapia neoadiuvante, evitare la radioterapia adiuvante con irradiazione linfonodale regionale (RNI) non aumenta il rischio di recidiva della malattia o di morte cinque anni dopo l’intervento, secondo i risultati dello studio clinico NRG Oncology/NSABP B-51/RTOG 1304 presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium 2023.

“Le pazienti a cui è stato diagnosticato un tumore della mammella già diffuso ai linfonodi regionali possono ricevere una chemioterapia neoadiuvante. In alcuni casi, la terapia neoadiuvante elimina completamente il tumore dai linfonodi. Attualmente, non esiste uno standard di cura stabilito per il trattamento di queste pazienti dopo l’intervento chirurgico”, spiega Eleftherios P. Mamounas, Medical Director del Comprehensive Breast Program dell’Orlando Health Cancer Institute. “C’è un dibattito molto acceso sul fatto che queste pazienti debbano essere considerate pazienti con malattia linfonodale positiva (che è il modo in cui sono state diagnosticate) o come pazienti con malattia linfonodale negativa (che è il modo in cui si presentano al momento dell’intervento)”.

Lo studio NRG Oncology/NSABP B-51/RTOG 1304 ha arruolato 1.641 pazienti con diagnosi di tumore della mammella non metastatico positivo ai linfonodi, i cui linfonodi erano risultati liberi da tumore dopo la chemioterapia neoadiuvante e che erano state sottoposte a mastectomia o a chirurgia conservativa della mammella. Le pazienti sono state assegnate in modo casuale 1:1 al braccio “no RNI” (osservazione dopo mastectomia o irradiazione del seno intero dopo chirurgia conservativa del seno) o al braccio “RNI” (irradiazione della parete toracica più RNI dopo mastectomia o irradiazione della mammella più RNI dopo chirurgia conservativa). Le pazienti hanno avuto esiti simili a prescindere dal fatto che avessero ricevuto o meno la RNI adiuvante: il 91,8% delle pazienti nel braccio “no RNI” e il 92,7% di quelle nel braccio “RNI” erano libere da recidive invasive cinque anni dopo l’intervento (IBCRFI rispettivamente di 91,8% e 92,7% nei due gruppi). Anche i tassi di recidiva a distanza e di sopravvivenza globale erano simili tra i bracci, con il 93,4% delle pazienti in ciascun braccio libero da recidive a distanza (DRFI) cinque anni dopo l’intervento e il 94% di quelle nel braccio “no RNI” e il 93,6% di quelle del braccio “RNI” vive dopo cinque anni.

“I nostri risultati suggeriscono che il downstaging dei linfonodi regionali positivi mediante chemioterapia neoadiuvante può consentire ad alcune pazienti di saltare la RNI adiuvante senza influire negativamente sugli outcome clinici”, conclude Mamounas.