
Nel corso dell’ASCO Genitourinary Cancers Symposium di San Francisco sono stati presentati risultati importanti su un aspetto centrale del trattamento del carcinoma prostatico metastatico sensibile agli ormoni (mHSPC): l’impatto della terapia con radioligandi sulla quotidianità dei pazienti. L’analisi dello studio di fase III PSMAddition ha confermato che l’aggiunta di 177Lu-PSMA-617 allo standard di cura (terapia di deprivazione androgenica e un inibitore del recettore degli androgeni), mantiene una qualità della vita sostanzialmente sovrapponibile a quella del solo trattamento standard.
Dai dati raccolti tramite i questionari di valutazione dei pazienti emerge che il GHS/QoL ha mostrato variazioni minime tra i due gruppi. Al termine del trattamento attivo con il radiofarmaco, la differenza media rispetto al valore basale era soltanto di -2,5 punti nel braccio sperimentale rispetto a -1,0 punti nel braccio di controllo. Una differenza considerata clinicamente non significativa perché si attesta ben al di sotto della soglia di 10 punti necessaria di solito per indicare un peggioramento percepito dal paziente.
Anche rispetto alla gestione del dolore i risultati sono stati rassicuranti. Utilizzando la scala Brief Pain Inventory-Short Form, i ricercatori hanno osservato che l’intensità del dolore è rimasta stabile nel tempo in entrambi i gruppi. Dopo circa 20 mesi di follow-up mediano, il punteggio del dolore nel gruppo sottoposto a terapia con radioligandi era di 2,1, contro il 2,0 del gruppo di controllo.
Un altro parametro fondamentale analizzato è stato il “tempo al peggioramento definitivo” (TDTL) delle funzioni fisiche. Anche se durante i cicli di infusione del radiofarmaco si è notata una transitoria flessione funzionale, i pazienti hanno recuperato rapidamente i livelli basali dopo la conclusione delle sei dosi previste. Il rischio di un declino permanente delle capacità fisiche non è aumentato in modo significativo con l’aggiunta del 177Lu-PSMA-617, confermando che il profilo di sicurezza del trattamento è compatibile con un utilizzo precoce nella storia clinica della malattia.
Si tratta di numeri di vitale importanza perché dimostrano che è possibile colpire il tumore in modo più aggressivo e selettivo senza compromettere l’autonomia e il benessere del malato. In un contesto dove la sopravvivenza dei pazienti con mHSPC sta fortunatamente aumentando, garantire che gli anni guadagnati siano vissuti con una buona qualità della vita resta l’obiettivo primario della ricerca clinica.


