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Quali pazienti con tumore alla mammella in fase iniziale possono evitare la chemioterapia?

By 10 Dicembre 2020Maggio 12th, 2021No Comments
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Non è di oggi la tendenza a risparmiare la chemioterapia alle pazienti alle quali è possibile evitarla. Va in questa direzione anche lo studio RxPONDER, presentato al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2020 da Kevin Kalinski (Emory University). I cui risultati provano che le donne in postmenopausa con carcinoma mammario allo stadio precoce e basso indice di recidiva potrebbero evitare la chemioterapia adiuvante. Laddove la chemioterapia adiuvante sembra migliorare la sopravvivenza delle pazienti in premenopausa.

Dopo un follow-up mediano di 5.1 anni, tra le donne con carcinoma mammario allo stadio iniziale positivo ai linfonodi e un punteggio di recidiva di 25 o inferiore che hanno ricevuto terapia endocrina adiuvante con o senza chemioterapia, le pazienti in postmenopausa non hanno avuto alcun beneficio aggiuntivo dalla chemioterapia, mentre per le pazienti in premenopausa che hanno ricevuto chemioterapia si è riscontrata una migliore sopravvivenza libera da malattia invasiva (IDFS), indizio di una migliore sopravvivenza globale (OS). In questo gruppo, il tasso di sopravvivenza libera da malattia invasiva è migliorato del 5% se trattato con la chemioterapia.

Lo studio RxPONDER è stato progettato e gestito dallo SWOG Cancer Research Network, con il supporto del National Cancer Institute. Si proponeva di determinare quali pazienti con carcinoma mammario HR positivo, HER2 negativo e con da uno a tre linfonodi ascellari positivi traessero beneficio dalla chemioterapia e quali pazienti avrebbero potuto invece tranquillamente evitare la chemioterapia, ottenendo comunque risultati simili con la sola terapia endocrina. “Fino a oggi non disponevamo di dati di un ampio studio clinico randomizzato in grado di guidare questa decisione”, ha notato Kalinsky. Questo trial ha arruolato 5.083 pazienti con carcinoma mammario allo stadio 2-3 con coinvolgimento da uno a tre linfonodi ascellari e il cui tessuto aveva un punteggio di recidiva di 25 o inferiore. Le pazienti sono state randomizzate (1: 1) alla sola terapia endocrina o alla terapia endocrina più chemioterapia. Circa i due terzi delle pazienti erano in postmenopausa. I dati sono stati stratificati per punteggio di recidiva (0-13 contro 14-25), stato della menopausa e biopsia del linfonodo ascellare con dissezione del nodo ascellare vs biopsia del linfonodo sentinella.

Il punteggio di ricorrenza, che può variare da zero a 100, è stato determinato utilizzando il test Oncotype Dx. Il test fornisce una valutazione del rischio individuale basata sul genoma (valutando 16 geni correlati al tumore) per il carcinoma mammario invasivo allo stadio iniziale. Lo studio è stato progettato per valutare se la differenza nell’IDFS per le pazienti trattate con chemioterapia, rispetto a nessuna chemioterapia, fosse correlata al punteggio di ricorrenza. Non si è riscontrata alcuna associazione tra il beneficio della chemioterapia e i valori del punteggio di recidiva compresi tra 0 e 25 valutando l’intera popolazione dello studio, comprese le donne in pre- e in postmenopausa. Tuttavia, è emersa un’associazione significativa tra il beneficio della chemioterapia e lo stato menopausale, suggerendo ulteriori analisi dei dati basandosi sullo stato della menopausa. Nelle pazienti in postmenopausa con punteggi di recidiva di 25 o inferiori, non si nota differenza nell’IDFS a cinque anni tra chi ha ricevuto la chemioterapia e chi no (91,6% contro 91,9%, rispettivamente).

Tra le donne in premenopausa di questo studio, la soppressione ovarica è stata eseguita nel 15,9% di quelle nel braccio della sola terapia endocrina, contro il 3,7% di quelle nel braccio della chemioterapia più terapia endocrina. “Non sappiamo ancora fino a che punto il beneficio della chemioterapia osservato nel nostro studio sia dovuto alla menopausa indotta dalla chemioterapia”, osserva Kalinsky. “Stiamo riportando questi dati al 53,7% degli eventi IDFS previsti. E continueremo ad aggiornare i risultati man mano che raccoglieremo i dati del follow-up”. Un limite dello studio è che questi dati derivano da un’analisi ad interim. Studi futuri consentiranno ulteriori analisi dei sottoinsiemi e dei dati derivanti dal continuo follow-up.

Luciano De Fiore

Fonte: SABCS 2020, abstract GS3-00