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Quale ruolo per olaparib nella terapia di mantenimento del tumore ovarico?

A cura di David Frati By 10 Settembre 2022No Comments
Congressi

Arrivano dati a lungo termine molto positivi dai trial SOLO1/GOG-3004 e PAOLA-1/ENGOT-ov25 sulla terapia di mantenimento con il PARP inibitore olaparib nelle pazienti con tumore ovarico avanzato. Se ne è parlato al Congresso annuale della European Society of Medical Oncology (ESMO) in corso a Parigi.

Il trial di Fase III SOLO1/GOG-3004 valutava la terapia di mantenimento con olaparib versus placebo in pazienti con tumore ovarico avanzato BRCA-mutato, e a Parigi sono stati presentati i dati di overall survival (OS) dopo un follow-up di 7 anni (Abstract 517O). A marzo 2022 la OS media non è stata raggiunta con olaparib mentre con placebo si è attestata su 75.2 mesi (hazard ratio [HR] 0.55; 95% confidence interval [CI] 0.40–0.76). “Questi dati di OS sono clinicamente davvero molto significativi”, spiega Jonathan Ledermann dell’UCL Cancer Institute of London. “Già dati positive di progression-free survival (PFS) erano stati riportati dopo 5 anni di follow-up e ora – arrivati a 7 anni – possiamo vedere una chiara differenza in OS tra i gruppi olaparib e placebo. Con solo una manciata di pazienti che hanno iniziato una nuova linea di trattamento tra 5 e 7 anni, ci sono prove crescenti che i pazienti possono trarre beneficio da questo trattamento, ma è necessario un follow-up più lungo per confermarlo”.

Dati finali di OS per lo studio di Fase III PAOLA-1/ENGOT-ov25 che confrontava olaparib e bevacizumab in combinazione versus bevacizumab in monoterapia come terapia di mantenimento in pazienti che avevano già risposto a chemioterapia basata su platino + bevacizumab (LBA29). L’OS mediana è risultata di 56,5 mesi nel gruppo olaparib + bevacizumab e di 51,6 mesi nel gruppo bevacizumab (HR 0.92; 95% CI 0.76–1.12; p=0.4118). Un’analisi esploratoria ha mostrato che la OS mediana otteneva performance migliori della monoterapia con bevacizumab nelle pazienti HRD+, indipendentemente dallo status di BRCA, mentre nessun beneficio di OS dalla combinazione è stato osservato nelle pazienti HRD-. Commenta ancora Jonathan Ledermann: “La combinazione bevacizumab + chemioterapia seguita da terapia di mantenimento a base di bevacizumab è uno standard of care. Se una paziente ha una mutazione BRCA, per definizione sarà HRD+, mentre non tutte le pazienti HRD+ presentano necessariamente mutazione di BRCA. I dati positivi di OS nelle pazienti HRD+, anche se la mutazione di BRCA è esclusa – sono perciò particolarmente interessanti e permettono di allargare la platea di pazienti che possono beneficiare del trattamento con olaparib. Inoltre osserviamo un diffuso cambiamento della pratica diagnostica, con un maggiore ricorso al test HRD e questi dati non potranno che rinforzare questo trend”.

Ledermann conclude: “I risultati dei trial SOLO1/GOG-3004 e PAOLA-1/ENGOT-ov25 rafforzano l’importanza dei test BRCA e HRD e dimostrano che le pazienti HRD+ possono ottenere benefici importanti dal trattamento a lungo termine con PARP inibitori”.

Ray-Coquard I et al. Final overall survival (OS) results from the Phase III PAOLA-1/ENGOT-ov25 trial evaluating maintenance olaparib (ola) plus bevacizumab (bev) in patients (pts) with newly diagnosed advanced ovarian cancer (AOC). ESMO Congress 2022, LBA 29