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Profilazione molecolare nei tumori gastrici ed epatobiliari, luci e ombre a Chicago

A cura di Rebecca De Fiore By 29 Maggio 2024No Comments
Congressi

L’evoluzione delle conoscenze nell’ambito della profilazione molecolare in oncologia è fondamentale sia per quanto riguarda la diagnostica dei tumori sia per quanto riguarda lo sviluppo di trattamenti personalizzati, e da diversi anni anche l’American Society of Clinical Oncology (ASCO) sta dedicando sempre più attenzione all’argomento. Nello specifico, durante una sessione educativa del Congresso annuale 2024 – che si terrà a Chicago dal 31 maggio al 4 giugno – verranno discusse le problematiche e le possibili strategie da attuare per integrare la profilazione molecolare nei tumori gastrointestinali (GI) e nel tumore epatobiliare nella pratica clinica.

Nei tumori gastrici, infatti, è oggi possibile individuare un biomarcatore nell’analisi della maggior parte dei casi: “Se consideriamo la totalità di deficit del mismatch repair, la carenza di HER2 e l’espressione di PD-L1 e CLDN18.2, stimiamo che probabilmente il 75% dei pazienti esprimerà un biomarcatore, rendendo possibile un approccio terapeutico mirato”, sottolinea Elizabeth Catherine Smyth dell’Oxford University Hospitals NHS Foundation Trust.

Nonostante le potenzialità, però, l’incorporazione della profilazione molecolare nella pratica clinica rimane ancora oggi una sfida a causa della scelta dei test, dei requisiti che deve avere il tessuto tumorale per l’analisi, della sequenza ottimale di analisi, dei costi.
Non si può dimenticare, inoltre, la presenza di mutazioni rare per le quali non esiste alcun trattamento e la mancanza di uniformità dei pannelli di biomarcatori. “Per esempio, l’analisi di PD-L1 mediante immunoistochimica è un biomarcatore clinicamente utile, ma questa informazione non viene catturata in un pannello FoundationOne”, spiega Andrew B. Nixon della Duke University Medical Center e Chair della sessione. “Per questo è importante capire come utilizzare il tessuto per ottenere diverse informazioni. La sequenza dei test e la sequenza del trattamento in caso di identificazione di mutazioni sovrapposte sono sfide clinicamente rilevanti”.

È necessario considerare anche la natura dinamica dell’espressione dei biomarcatori, in particolare dell’espressione di HER2 con la pressione evolutiva del trattamento e l’azione appropriata, così come l’eterogeneità temporale o spaziale del microambiente tumorale che può influenzare la progressione e l’evoluzione del cancro. “L’uso della biopsia liquida può aiutare a colmare le lacune in caso di eterogeneità intratumorale e di errore di campionamento in una lesione”, fa notare Smyth. “Più informazioni si riescono a raccogliere dal tumore di un paziente, maggiori sono le probabilità di progettare i trattamenti più efficaci”.