Profilazione genomica e terapie mirate nei tumori rari: opportunità e criticità

A cura di Luciano De Fiore By 18 Ottobre 2025No Comments
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Le terapie mirate basate su profilazione genomica rappresentano una delle frontiere più promettenti dell’oncologia contemporanea, ma la loro implementazione diffusa richiede ancora solide basi prospettiche e una raccolta sistematica di dati clinici. Due studi presentati durante una Mini Oral Session al Congresso ESMO 2025 hanno esplorato il tema, evidenziando il potenziale della medicina di precisione ma anche i limiti metodologici e di accesso che ancora ne frenano la piena applicazione.

Il primo trial, IMPRESS-Norway (Abstract 114MO), è uno studio prospettico che ha offerto ai pazienti con tumori avanzati refrattari alle terapie standard una profilazione genomica completa e un trattamento mirato in base alle alterazioni identificate.
Tra i 158 pazienti valutabili a 16 settimane, il tasso di controllo di malattia è stato del 46%, con 1% di risposte complete, 19% di risposte parziali, 25% di stabilità e 46% di progressione.
Sono risultati preliminari ma indicativi: una quota non trascurabile di pazienti ha ottenuto un beneficio clinico, pur in un contesto di malattia avanzata e pesantemente pretrattata. Particolarmente interessante è la rappresentanza dei tumori ovarici, che hanno costituito circa il 14% della coorte trattata. La variabilità dei sottotipi istologici e molecolari di questa neoplasia, tuttavia, richiede analisi più dettagliate per comprendere quali pazienti rientrino effettivamente nella definizione di tumore raro e in quali sottogruppi la terapia mirata possa essere più efficace. Il carcinoma ovarico, con un’incidenza standardizzata di 6,7 casi per 100.000 donne per anno (Int J Cancer 2025;156:1336–1346), rientra nella categoria dei tumori rari secondo la definizione statunitense (<15/100.000) ma non secondo quella europea (≤5/100.000). Questa discrepanza riflette l’assenza di una definizione condivisa di “rarità” e sottolinea come le politiche di accesso alle terapie innovative debbano tener conto delle specificità epidemiologiche regionali. Il secondo studio discusso, condotto nell’ambito della Rare Tumor Initiative del MD Anderson Cancer Center (Abstract 113MO), ha integrato analisi multi-omiche – dal whole-exome e whole-genome sequencing al transcriptome sequencing e alla immunofluorescenza multispettrale – in oltre 1.100 pazienti affetti da più di 150 tipi e sottotipi di tumori rari. Questa analisi ad ampio spettro ha permesso di individuare sottogruppi molecolari e immunologici distinti, fornendo basi biologiche per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche mirate. Come sottolineato dai ricercatori, distinguere l’effetto reale del trattamento dal decorso naturale della malattia resta una sfida cruciale. Ad esempio, un paziente che mostra malattia stabile può trovarsi in questa condizione per effetto della terapia o per la biologia più indolente del tumore. Per discriminare tra queste situazioni, sono disponibili strumenti come le cinematiche di crescita tumorale o i rapporti tra tempi di progressione (PFS ratio) rispetto alla terapia precedente, secondo i criteri di Von Hoff (J Clin Oncol 2010;28:4877–4883), che consentono di valutare più accuratamente il valore reale di ciascun trattamento in sequenza.

Entrambi gli studi ribadiscono l’importanza di una raccolta prospettica e strutturata dei dati, specialmente in contesti di trattamenti off-label guidati da test molecolari. Oggi, in molti Paesi, i pazienti ricevono terapie mirate al di fuori di protocolli controllati, senza un tracciamento sistematico degli esiti clinici. Si tratta di un’occasione mancata: anche i fallimenti terapeutici forniscono informazioni preziose per migliorare la selezione dei pazienti e ottimizzare l’uso delle risorse. Un altro ostacolo chiave rimane la disponibilità di test genomici avanzati e di farmaci target: diversi sistemi sanitari sono ancora carenti di infrastrutture, competenze bioinformatiche e fondi per garantire un accesso equo. Le evidenze presentate a Berlino confermano che la profilazione genomica è tecnicamente fattibile e scientificamente promettente, ma la traduzione clinica su larga scala resta complessa. Solo attraverso una raccolta coordinata di dati prospettici, una collaborazione internazionale e politiche di accesso sostenibile alle terapie innovative sarà possibile realizzare appieno il potenziale della medicina di precisione anche nei tumori rari.

La sessione ha ribadito una lezione ormai acquisita ma sempre attuale: la medicina di precisione non è solo una questione di tecnologia, ma anche di etica, metodologia e sistema sanitario. L’efficacia di un farmaco mirato, infatti, non può essere valutata al di fuori di un contesto di raccolta strutturata di evidenze reali. Come ha ricordato un relatore del congresso, «anche i dati negativi sono dati preziosi» – perché aiutano a delimitare i confini dell’utilità clinica e a evitare trattamenti inutili o tossici. Il futuro della profilazione genomica nei tumori rari dipenderà quindi non solo dall’innovazione scientifica, ma dalla capacità dei sistemi sanitari di apprendere dai propri dati, integrando ricerca, clinica e governance in una visione realmente personalizzata della cura oncologica.