Pembrolizumab: formulazione sottocutanea vs. somministrazione endovenosa nell’NSCLC

A cura di Alessio Malta By 28 Marzo 2025No Comments
Dai congressi

Lo studio di fase III MK-3475A-D77 ha dimostrato che il pembrolizumab sottocutaneo (SC) non è inferiore alla sua versione endovenosa (IV) nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico. I risultati sono stati presentati da Enriqueta Felip nel corso dell’edizione 2025 dello European Lung Cancer Congress (ELCC).

Lo studio, che ha coinvolto 377 pazienti con NSCLC metastatico di nuova diagnosi, ha confrontato pembrolizumab SC (790 mg) con pembrolizumab IV (400 mg) somministrato ogni sei settimane, in combinazione con la chemioterapia con doppio platino.
Dai risultati emerge che la somministrazione SC soddisfa i criteri di non inferiorità in termini di esposizione al farmaco e di concentrazioni trofiche allo stato stazionario. Quanto all’efficacia, i risultati sono risultati comparabili tra le due vie di somministrazione. I tassi di risposta obiettiva erano pari al 45,4% per la SC e al 42,1% per la IV, con una sopravvivenza mediana libera da progressione di 8,1 mesi e 7,8 mesi, rispettivamente (HR 1,05; 95% CI 0,78-1,43). La sopravvivenza globale mediana non è stata raggiunta in nessuno dei due gruppi. Infine, sono stati riportati eventi avversi di grado ≥3 correlati al farmaco nel 47,0% del gruppo SC e nel 47,6% del gruppo IV, con tassi di interruzione sempre simili (8,4% vs. 8,7%).

“Sono state approvate con successo altre immunoterapie per via SC, come atezolizumab e nivolumab, ma questi dati sono particolarmente significativi per pembrolizumab visto il suo uso frequente”, ha sottolineato Rosalyn Juergens della McMaster University.
Inoltre, la somministrazione di pembrolizumab per via endovenosa offre diversi vantaggi pratici, tra cui visite ambulatoriali meno numerose e più brevi, meno occupazione della poltrona di infusione e minori rischi di eventi avversi correlati all’infusione. Questi vantaggi potrebbero aumentare la preferenza dei pazienti e ridurre l’onere per i sistemi sanitari, soprattutto in contesti con risorse limitate. Da tenere in considerazione però che i potenziali risparmi sui costi devono essere soppesati rispetto alla dose maggiore di farmaco richiesta per la somministrazione SC.

Visto che la durata del trattamento per i pazienti affetti da tumore al polmone si allunga grazie al miglioramento della sopravvivenza, l’ottimizzazione dell’erogazione delle cure diventa essenziale. E i risultati dello studio MK-3475A-D77 aprono di fatto la strada all’integrazione di pembrolizumab SC nella pratica oncologica di routine, offrendo un’alternativa conveniente ed efficace all’immunoterapia per via endovenosa.