Pembro a basso dosaggio in neoadiuvante: un’alternativa per il TNBC nei contesti a risorse limitate?

A cura di Priscilla De Fiore By 17 Ottobre 2025Giugno 11th, 2026No Comments
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Un dosaggio ridotto di pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia neoadiuvante potrebbe rappresentare un’opzione terapeutica efficace e più accessibile per le pazienti con carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) in stadio precoce. È quanto emerge da uno studio indiano presentato nel corso della prima giornata dell’ESMO 2025 durante la Proffered Paper Session dedicata al tumore mammario in stadio precoce, presieduta da Angela DeMichele (Philadelphia, USA) e Marleen Kok (Amsterdam, Paesi Bassi).

Condotto presso l’All India Institute of Medical Sciences (AIIMS) di Nuova Delhi, lo studio di fase II, randomizzato e controllato, ha coinvolto 157 pazienti con TNBC in stadio II–III non trattato, in un contesto in cui l’accesso al pembrolizumab a dose standard (SDPm) risultava limitato. Le pazienti sono state randomizzate a ricevere una chemioterapia neoadiuvante dose-dense (doxorubicina/ciclofosfamide seguita da paclitaxel) con o senza pembrolizumab a basso dosaggio (LDPm, 50 mg ogni 6 settimane per 3 cicli).
L’endpoint primario era la risposta patologica completa (pCR). Nella popolazione intention-to-treat, la pCR è stata raggiunta nel 53,8% delle pazienti trattate con LDPm rispetto al 40,5% del braccio di controllo, con una differenza assoluta del 13,3% (IC 95%: –2,1%–28,8%; p unilaterale = 0,047). Tra le pazienti sottoposte a intervento chirurgico, la pCR è risultata rispettivamente del 56,7% contro il 41,0% (p unilaterale = 0,031). Il profilo di tollerabilità è apparso complessivamente sovrapponibile nei due bracci, con eventi avversi di grado ≥3 nel 50% e 59,5% dei casi nei bracci sperimentale e di controllo. Si è registrato 1 decesso correlato al trattamento (necrolisi epidermica tossica) nel gruppo LDPm.

Secondo gli autori, il beneficio assoluto osservato con pembrolizumab a basso dosaggio appare paragonabile a quello riportato con il dosaggio standard nello studio di riferimento KEYNOTE-522, pur in assenza di un confronto diretto. Ciò suggerisce che, in contesti a risorse limitate, un regime a basso dosaggio potrebbe rappresentare una strategia terapeutica alternativa, capace di ampliare l’accesso all’immunoterapia nel carcinoma mammario triplo negativo.