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ONCOTRUST-1: percezioni e conoscenze degli oncologi sulle disparità globali nella segnalazione dei conflitti di interesse

A cura di Luciano De Fiore By 2 Giugno 2024No Comments
Congressi

Khalid El Bairi (University Mohammed VI Polytechnic, Ben Guerir, Marocco) durante il meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago, ha illustrato i risultati di uno studio interessante, partito grazie a un sondaggio online composto da 27 domande in lingua inglese volto a esplorare le percezioni e le conoscenze degli oncologi riguardo ai conflitti di interesse (COI), con un’enfasi sui Paesi a basso e medio reddito (LMIC). Sono stati proposti esempi illustrativi di COI, basati sulle definizioni ASCO e sulla letteratura pubblicata, ricorrendo a statistiche descrittive e alle linee guida CROSS per riportare i risultati.

I conflitti di interesse (COI) tra oncologi e industria farmaceutica possono influenzare notevolmente il modo in cui vengono presentati i risultati della ricerca, impattando le decisioni terapeutiche e la formulazione stessa delle policies. Mentre nei Paesi ad alto reddito (HIC) esistono regolamentazioni sulla segnalazione dei COI, poco si sa sulla loro segnalazione nei Paesi a basso e medio reddito (LMIC). ONCOlogy TRansparency Under Scrutiny and Tracking (ONCOTRUST-1) è un sondaggio pilota globale concepito proprio per esplorare le conoscenze e le percezioni degli oncologi riguardo ai COI.

ONCOTRUST-1 ha sondato 200 oncologi, il 70,9% dei quali esercita in Paesi a basso e medio reddito (LMIC). L’età mediana dei rispondenti era di 36 anni (range: 26-84); il 47,5% di loro erano donne. Il numero mediano di anni di pratica clinica era 9 (range: 1-51). Il 40,5% dei rispondenti ha riferito di visite settimanali da parte di rappresentanti farmaceutici presso le loro istituzioni. Per quanto riguarda le percezioni degli oncologi sui COI che richiedono divulgazione, i benefici finanziari diretti, come gli onorari, sono stati classificati più in alto (58,5%), seguiti dai regali da parte dei rappresentanti farmaceutici (50%) e dal supporto per partecipare a conferenze (44,5%). Al contrario, il finanziamento personale o istituzionale per la ricerca, i campioni di farmaci, le consulenze o i comitati consultivi, le testimonianze di esperti e il cibo e le bevande finanziati dall’industria farmaceutica sono stati meno frequentemente considerati come COI. Inoltre, solo il 24% degli oncologi intervistati è stato in grado di categorizzare correttamente tutte le situazioni che configurano un COI.

Per quanto riguarda il supporto ricevuto dall’industria, il 51,5% dei rispondenti ha riconosciuto nei viaggi per conferenze la forma di supporto più comune, seguiti dai campioni di farmaci (20,5%). Nonostante il riconoscimento di queste interazioni, il 15% dei rispondenti ha ammesso di sentirsi sotto pressione nel prescrivere specifici farmaci a causa dei loro COI. Per quanto riguarda la segnalazione dei COI, una parte notevole dei partecipanti ha indicato di segnalare i COI nelle loro presentazioni (59%) o quando pubblicano le loro ricerche (30%). La presenza di regolamentazioni locali per gestire i COI è stata riportata dal 35,5% dei rispondenti. La maggior parte ha sostenuto la necessità di politiche e regolamentazioni più chiare (65%), formazione e istruzione (63,5%) e un database aperto sui COI (55%) per migliorare la segnalazione dei COI in oncologia.

Questi risultati sottolineano l’importanza di linee guida chiare, e di fare opera di educazione e trasparenza nella segnalazione dei COI in oncologia. Si tratta evidentemente solo di un sondaggio pilota, in grado però di generare ipotesi che costituiranno la base per lo studio ONCOTRUST-2, che comparerà le percezioni dei COI tra gli oncologi nei Paesi ad alto e basso reddito.