NSCLC: ivonescimab rallenta la progressione della malattia

A cura di Alessio Malta By 9 Settembre 2025No Comments
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L’aggiunta alla chemioterapia di ivonescimab, un anticorpo bispecifico di nuova generazione, ha mostrato un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con tumore del polmone avanzato non a piccole cellule con mutazione EGFR e progrediti dopo TKI, rispetto alla sola chemioterapia. I risultati dello studio di fase 3 HARMONi sono stati presentati all’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) 2025 World Conference on Lung Cancer di Barcellona.

Ivonescimab è un farmaco che agisce in due modi, bloccando sia il recettore PD-1, coinvolto nella risposta immunitaria, sia il VEGF, una proteina che promuove la formazione di nuovi vasi sanguigni che alimentano il tumore. Lo studio internazionale ha coinvolto 438 pazienti con NSCLC che presentavano una mutazione del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR), la cui malattia era progredita dopo il trattamento con inibitori delle tirosin-chinasi (TKI) di terza generazione. Una popolazione di pazienti che rappresenta una notevole sfida per il trattamento, dato il numero limitato di opzioni terapeutiche disponibili.

I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto ivonescimab in combinazione con la chemioterapia (pemetrexed e carboplatino), mentre l’altro ha ricevuto soltanto chemioterapia. I risultati sono stati complessivamente molto incoraggianti. La combinazione con ivonescimab ha ridotto il rischio di progressione della malattia o di morte del 48% rispetto alla sola chemioterapia. La mediana della sopravvivenza libera da progressione è stata di 6,8 mesi nel gruppo trattato con ivonescimab, contro i 4,4 mesi del gruppo di controllo. Il tasso di risposta obiettiva è stato più alto nel gruppo ivonescimab (44,7% contro il 34,2%). Infine, un aspetto particolarmente importante dello studio riguarda i benefici osservati anche nei pazienti con metastasi cerebrali. In questo sottogruppo, il rischio di progressione è stato ridotto del 66%.

Sul fronte degli eventi avversi di grado 3 o superiore, sono stati leggermente più comuni nel gruppo ivonescimab, ma sono stati comunque ritenuti gestibili e non hanno compromesso l’efficacia del trattamento. Anche se i dati sulla sopravvivenza globale sono ancora in fase di analisi finale e non hanno raggiunto la significatività statistica, il trend osservato è stato in ogni caso positivo e supporta ulteriormente il potenziale della nuova terapia.