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NSCLC EGFR M+, nuovi dati su erlotinib nel trattamento neoadiuvante

By 21 Ottobre 2018Maggio 12th, 2021No Comments
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I pazienti sottoposti alla resezione completa di un carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in stadio IIIA-N2 caratterizzato da una mutazione del fattore di crescita epidermico (EGFR) possono ottenere un beneficio da una terapia neoadiuvante a base di erlotinib. In particolare, in uno studio i cui risultati sono stati presentati al Meeting annuale dell’European Society for Medical Oncology (ESMO) in corso a Monaco di Baviera il trattamento neoadiuvante con erlotinib è risultato associato a una sopravvivenza libera da progressione (PFS) maggiore di quella ottenuta con gemcitabina più cisplatino.

Sono stati presi in considerazione 386 pazienti provenienti da 17 centri in Cina. Di questi, 72 sono stati inclusi nello studio e randomizzati con un rapporto 1:1 per ricevere il trattamento con erlotinib (gruppo sperimentale) o quello chemioterapico con gemcitabina più cisplatino. Il tasso di risposta obiettiva (ORR) è risultato pari al 54,1% nel gruppo erlotinib e del 34,3% in quello sottoposto a chemioterapia (I.C. 95%: 0,87 – 5,84; p= 0,092). Dopo il trattamento neoadiuvante, l’83,8% del gruppo sperimentale è stato sottoposto a intervento chirurgico, rispetto al 68,6% del gruppo sottoposto a trattamento con gemcitabina più cisplatino. La sopravvivenza libera da progressione è risultata significativamente più lunga nel gruppo di pazienti sottoposti a erlotinib (21.5 mesi vs. 11,9 mesi), con un hazard ratio pari a 0,42 (I.C. 95%: 0,23 – 0,76; p=0,00003). Il trattamento con erlotinib è inoltre risultato associato a un tasso inferiore di eventi avversi: nessun paziente ha infatti manifestato tossicità di livello 3 o 4 rispetto al 29,4% del gruppo sottoposto a chemioterapia con gemcitabina più cisplatino.

“Il trattamento chemioterapico neoadiuvante basato sul cisplatino garantisce, nei pazienti con NSCLC in stadio IIIA-N2, un tasso di sopravvivenza complessiva a 5 anni pari solo al 5%”, ha spiegato Yo-Long Wu, docente del Guangdong Lung Cancer Institute di Guangzhou (Cina) e responsabile della ricerca. “Questo è il primo studio che dimostra una superiorità, in termini di PFS, di un inibitore dell’EGFR tirosin chinasi (EGFR-TKI)”.

“Anche se la differenza tra EGFR-TKI e chemioterapia è significativa, l’impatto è abbastanza deludente”, ha invece commentato Tony Mark, docente della Chinese University of Hong Kong. “Il tasso di risposta del 54% è inferiore a questo atteso nei pazienti in stadio IV (circa il 70%) e solo il 13% dei pazienti ha ottenuto una risposta patologica maggiore. Le ragioni di ciò non sono chiare, ma ci si può chiedere se la durata della terapia con EGFR-TKI sia sufficiente. Tuttavia, nel complesso questo studio suggerisce di prendere in considerazione un trattamento neoadiuvante basato su queste molecole”.

Rebecca De Fiore

▼ LBA48_PR-CTONG 1103. Zhong WZ, Wu YL, Chen Kn , et al. Erlotinib versus Gemcitabine plus Cisplatin as Neo-adjuvant Treatment for Stage IIIA –N2 EGFR-mutation Non-small-cell lung cancer (EMERGING): a Randomised Study.ESMO 2018.