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NSCLC, dallo studio IMpower150 dati importanti su atezolizumab

By 2 Giugno 2019Maggio 12th, 2021No Comments
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Annunciati al meeting dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago ulteriori risultati positivi di un’analisi esploratoria predefinita dello studio di Fase III IMpower150. L’analisi, condotta su pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico che presentavano metastasi epatiche al basale, non precedentemente trattati con chemioterapia, ha dimostrato un vantaggio in termini di sopravvivenza globale (OS) dell’immunoterapico atezolizumab associato a bevacizumab e chemioterapia (carboplatino e paclitaxel) rispetto all’associazione di bevacizumab e chemioterapia (OS mediana=13.3 vs 9.4 mesi; hazard ratio (HR)=0.52; 95% CI:0.33-0.82) nella popolazione intention-to-treat (ITT). La sicurezza della combinazione di atezolizumab, bevacizumab e chemioterapia è risultata coerente con i profili di sicurezza noti dei singoli farmaci e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza.

Tra i pazienti affetti da NSCLC, il 15-20% può sviluppare metastasi epatiche. In questo gruppo di pazienti la prognosi è particolarmente sfavorevole, con un aumento del rischio di morte di circa il 50%. Inoltre, nei pazienti che presentano metastasi epatiche è maggiore la probabilità di sviluppare metastasi anche in altre sedi. “L’IMpower150 è l’unico studio, ad oggi condotto, che stratifica i pazienti specificamente per la presenza di metastasi epatiche”, spiega Federico Cappuzzo, Direttore del Dipartimento di Oncologia e Ematologia della AUSL di Romagna, “mostrando come nei pazienti che ricevono un trattamento chemioterapico in associazione ad atezolizumab e in aggiunta a bevacizumab si ha un miglior controllo della malattia, soprattutto a livello epatico, con un vantaggio in termini di sopravvivenza del paziente. Si tratta di risultati particolarmente importanti se si considera che riguardano un gruppo di pazienti, quelli con metastasi epatiche, che costituisce circa il 20% dei pazienti con tumore al polmone e che presenta una malattia molto aggressiva con una prognosi particolarmente sfavorevole. Sono proprio questi pazienti, infatti, che richiedono uno sforzo terapeutico maggiore per il controllo della malattia”.

Nel dicembre 2018, la Food and Drug Administration statunitense ha approvato atezolizumab in associazione a bevacizumab, carboplatino e paclitaxel per il trattamento di prima linea di adulti con NSCLC metastatico non squamoso senza aberrazioni genomiche tumorali di EGFR o ALK. Tale approvazione si basa sui dati positivi del braccio B dello studio di Fase III IMpower150, il quale ha dimostrato che l’associazione di atezolizumab e bevacizumab più carboplatino e paclitaxel ha consentito ai pazienti di vivere molto più a lungo rispetto a bevacizumab più carboplatino e paclitaxel (OS mediana=19.2 vs 14.7 mesi; HR=0.78; p=0.016), nella popolazione intention-to-treat wild-type (ITT-WT). Nel marzo 2019, la Commissione Europea ha inoltre approvato e concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio di atezolizumab in combinazione con bevacizumb, paclitaxel e carboplatino per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con NSCLC metastatico non squamoso. Nei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione EGFR o positivi per il riarrangiamento di ALK, atezolizumab in combinazione con bevacizumab e paclitaxel e carboplatino, è indicato solo dopo il fallimento di appropriate terapie target.

Questa approvazione si basa su dati positivi del braccio B dello studio di Fase III IMpower150, il quale ha dimostrato che l’associazione di atezolizumab con bevacizumab e carboplatino e paclitaxel consente di ottenere un beneficio significativo in termini di sopravvivenza globale, rispetto al trattamento con bevacizumab più carboplatino e paclitaxel (OS mediano=19.8 vs 14.9 mesi; HR=0.76; 95% CI: 0.63-0.96; p=0.006) nella popolazione ITT. IMpower150 è uno studio di Fase III multicentrico, aperto, randomizzato e controllato per valutare l’efficacia e la sicurezza di atezolizumab in associazione con la chemioterapia (carboplatino e paclitaxel) con o senza bevacizumab in pazienti con NSCLC metastatico non squamoso recidivante o in stadio IV, non precedentemente trattati con chemioterapia a causa della malattia avanzata. In totale sono stati arruolati 1.202 pazienti, di cui 1.045 nella sottopopolazione ITT-WT, da cui erano esclusi i soggetti con mutazioni di EGFR e riarrangiamento di ALK. I partecipanti sono stati randomizzati (1:1:1) per ricevere atezolizumab più carboplatino e paclitaxel (braccio A), oppure atezolizumab e bevacizumab più carboplatino e paclitaxel (braccio B), oppure bevacizumab più carboplatino e paclitaxel (braccio C, braccio di controllo).

Gli endpoint co-primari per confrontare i bracci B e C sono stati la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS), secondo quanto stabilito dallo sperimentatore in base ai Criteri di Valutazione della Risposta nei Tumori Solidi versione 1.1 (RECIST v1.1) nella sottopopolazione ITT-WT. Tra gli endpoint secondari più importanti, la PFS valutata dallo sperimentare, la OS e la sicurezza nella popolazione ITT. Le analisi esplorative hanno valutato anche l’efficacia e la sicurezza nei soggetti con metastasi epatiche al basale. Nella popolazione con metastasi epatiche (un sottogruppo esplorativo prespecificato) dello studio IMpower1501 è stato osservato un vantaggio in termini di sopravvivenza nei pazienti che hanno assunto atezolizumab in associazione con bevacizumab e chemioterapia, rispetto a bevacizumab e alla sola chemioterapia (OS mediana=13.3 vs 9.4 mesi; HR=0.52; 95% CI: 0.33-0.82). Inoltre, atezolizumab, bevacizumab e la chemioterapia hanno ridotto il rischio di peggioramento della malattia o di morte (PFS) del 59%, rispetto a bevacizumab e alla chemioterapia (HR=0.41; 95% CI: 0.26-0.62). Atezolizumab, bevacizumab e chemioterapia hanno ridotto le dimensioni del tumore (percentuale di risposta globale) nel 60,8% dei soggetti (95% CI: -0,75-40,18) rispetto al 41,1% tra i soggetti che hanno assunto bevacizumab e chemioterapia. La durata mediana della risposta tra i soggetti trattati con atezolizumab, bevacizumab e chemioterapia è stata di 10,7 mesi (95% CI: 0,21-0,73) rispetto a 4,6 mesi nei pazienti che hanno assunto bevacizumab e chemioterapia.

Vasilica Manole