Note dall’ASCO 2025 tra innovazione, crisi di sistema e nuove geografie dell’oncologia

A cura di Luciano De Fiore By 4 Giugno 2025Giugno 11th, 2026No Comments
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Osservando, nel percorrerli avanti e indietro tra una sessione e l’altra del congresso, i vastissimi spazi del McCormick Center, si rivive quell’estetica dinamica di ER – Medici in prima linea, ambientata proprio qui, nella città sul lago Michigan. La serie medica per eccellenza che, grazie a camere a mano e a piani sequenza, riusciva a restituire l’incertezza, il dolore, l’urgenza che precede ogni decisione clinica. Un’estetica non solo funzionale, ma etica.

In effetti, Chicago, con i suoi ospedali storici (come il Cook County Hospital, il Northwestern Memorial, il Rush), è la metropoli ideale per dar conto del rapporto tra medicina e complessità sociale. Se i quartieri eleganti di Golden Coast e la frenesia del Loop sono l’essenza dell’agio borghese e liberal, i suoi larghi quartieri periferici raccontano invece la segregazione, la resilienza, i drammi dell’immigrazione. Una città bella e difficile, abitata dai contrasti. Allo stesso modo, anche al congresso di quest’anno non c’è stato spazio per la contemplazione astratta dei dati: intanto perché qualsiasi operatore sanitario sa che la cura non si appaga del dato, svolgendosi nel presente assoluto, tra rischi di errore e dedizione, e poi perché la sanità tutta, oncologia compresa, vive sotto la pressione delle urgenze cliniche e delle scelte politiche di un’Amministrazione non in sintonia con i bisogni di una sanità già globale, ma non ancora universale per risorse e strutture. L’oncologia non vive in un vacuum scientifico, ma riflette fratture sociali, economiche e politiche. Così il congresso ci ha ricordato che un Paese come il Kenia ha ancora un oncologo ogni milione di abitanti. Mentre, solo per un confronto, secondo il Censimento AIOM dell’oncologia italiana 2023, da noi gli oncologi sono 39 per milione di abitanti.

In sintesi, ASCO 2025 ha avuto due facce. Per un verso ha sottolineato una volta di più l’importanza dell’innovazione tecnologica e terapeutica nell’oncologia, evidenziando come l’integrazione dell’IA e lo sviluppo di nuove terapie mirate stiano trasformando la pratica clinica e migliorando gli esiti per i pazienti. Ma per un altro, i risultati clinici, pure apprezzabili specie per alcuni distretti d’organo come la mammella e il colon-retto (es. DESTINY-Breast09, VERITAC-2, IA per la stratificazione dei pazienti), sono stati accompagnati dal basso continuo delle scelte governative americane che, fin dal primo giorno, hanno gettato un’aura sinistra sulle prospettive dell’oncologia americana, e non solo. Come abbiamo già ricordato, l’ASCO ha ritenuto di rispondere con fermezza alla proposta di bilancio dell’amministrazione statunitense per l’anno fiscale 2026, che prevede una riduzione di quasi il 40% dei fondi destinati ai National Institutes of Health (NIH) e al National Cancer Institute (NCI). Clifford Hudis, Chief Executive Officer di ASCO, ha denunciato quello che ha definito “un colpo devastante al ritmo e al progresso della ricerca sul cancro”. Eppure, se molti sono gli oncologi preoccupati, altri fanno finta di nulla, come quelle casalinghe di Kiev che si rifiutano di scendere nei rifugi al suonare delle sirene perché devono finire lo stiro. Evidentemente, c’è in ciascuno di noi una sorta di delirio di riserva, di rigetto sanitario del trauma, che in certe occasioni ci preserva da quel che ci insulta e spaventa.

Nel frattempo, la presenza al congresso con presentazioni e poster degli oncologi cinesi si apprezza ogni anno di più, accompagnata dalle molte crew di giornalisti specializzati giunte da Pechino. ESMO Asia esiste già, ad agosto si terrà a Yokohama in Giappone l’ASCO Breakthrough 2025 e l’edizione 2026 a Singapore: a quando ASCO Cina? Ciao Chicago, sperando non sia un addio.