
Nei pazienti affetti da adenocarcinoma gastroesofageo metastatico (mGEA) HER2+ la combinazione di zanidatamab e chemioterapia, con o senza l’aggiunta di tislelizumab, prolunga significativamente la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e potrebbe migliorare la sopravvivenza globale (OS). Sono i risultati dello studio di Fase III HERIZON-GEA-01, presentato al 2026 American Society of Clinical Oncology (ASCO) Gastrointestinal Cancers Symposium, in corso a San Francisco.
Lo studio HERIZON-GEA-01 ha arruolato 914 pazienti con GEA metastatico o localmente avanzato non resecabile, naive al trattamento. I partecipanti sono stati randomizzati in tre bracci sperimentali: zanidatamab + chemioterapia + tislelizumab, zanidatamab + chemioterapia, trastuzumab + chemioterapia (Standard of Care al momento del disegno dello studio).
Dopo un follow-up mediano di 26 mesi, sono emersi i seguenti dati clinici: la PFS mediana è stata di 12,4 mesi nei bracci contenenti zanidatamab (con o senza tislelizumab), rispetto agli 8,1 mesi del braccio trastuzumab. Complessivamente, zanidatamab ha ridotto il rischio di progressione della malattia o decesso di circa il 35% (HR stimato). Al diciottesimo mese di trattamento, l’assenza di progressione è stata osservata nel 44% dei pazienti del gruppo zanidatamab + tislelizumab + chemio, nel 38% del gruppo zanidatamab + chemio e nel 21% del gruppo trastuzumab. La OS mediana nel braccio tripletta (zanidatamab + tislelizumab + chemio) è stata di 26,4 mesi. Per il braccio zanidatamab + chemio, il dato di OS non ha raggiunto la significatività statistica al momento dell’analisi, sebbene sia stato osservato un trend favorevole.
L’incidenza di eventi avversi (AE) di grado ≥3 è stata superiore nel braccio con immunoterapia (72%) rispetto agli altri due gruppi (59%). Il tasso di discontinuazione è stato del 12% per la tripletta e dell’8,5% per la doppietta con zanidatamab, a fronte del 2,3% nel gruppo di controllo. Nei gruppi zanidatamab, le tossicità più frequenti includevano diarrea, ipokaliemia e anemia. Nel gruppo trastuzumab sono state riportate diarrea, anemia, leucopenia e trombocitopenia. Data la nota correlazione tra zanidatamab e l’insorgenza di diarrea, è stata somministrata una profilassi farmacologica specifica.
Spiega Elena Elimova del Princess Margaret Cancer Centre di Toronto: “Il nostro è il primo studio di fase 3 a dimostrare la superiorità di una nuova terapia mirata anti-HER2 rispetto a trastuzumab in combinazione, nel setting di prima linea” Commenta Rachna Shroff dell’University of Arizona Cancer Center: “Questi risultati sono practice-changing, in grado di ridefinire lo standard terapeutico per i tumori del tratto gastrointestinale superiore HER2-positivi”.


