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McCormick: dalle macchine agricole all’oncologia

By 2 Giugno 2018Aprile 7th, 2021No Comments
Dai congressi

Forse non tutti i quarantamila oncologi che affollano il McCormick sanno perché si chiama così il centro congressi che ospita l’ASCO da dieci anni. Tutto iniziò il lunedì 3 maggio 1886 davanti alla fabbrica di macchine agricole McCormick, in sciopero. La polizia caricò e uccise degli operai che picchettavano i cancelli. Il giorno dopo gli scontri ripresero: sette operai arrestati e tre – uno di quindici anni – impiccati. Sei anni dopo, i quattro superstiti vennero riabilitati e graziati. Nacque così la ricorrenza del Primo Maggio, giornata internazionale dei lavoratori proposta fin dal 1889 dall’American Federation of Labor.

McCormick è dunque un nome che da sempre evoca le masse. Ansiose di futuro e consapevoli, sempre più individualizzate, come gli oncologi che da tutto il mondo discutono in questi giorni non solo dei progressi nelle terapie, ma anche e soprattutto della tenuta del sistema e dell’equo accesso alle cure: affinché l’oncologia di precisione non sia soltanto la punta di un iceberg, nonostante i massicci investimenti che il Governo dell’amministrazione Obama aveva garantito. Vale la pena ragionarvi a fondo e trovare delle soluzioni, perché – come ha notato Bruce E. Johnson, Presidente dell’ASCO – la «Precision medicine is driving the most exciting and powerful advances in cancer care today, particularly in lung cancer», ed anche in patologie diverse.
Gli anni incalzano e i problemi restano, specie se di difficile soluzione. Ancora echeggia nelle gigantesche sale del centro congressi il monito del Vice Presidente della precedente Amministrazione, Joe Biden, a concentrare e coalizzare gli sforzi di tutti nella lotta contro i tumori. Anche delle stesse industrie farmaceutiche private, per quanto possa sembrare futuribile nell’attuale regime concorrenziale. Altrimenti, a volte dei progressi sono destinati a restare al palo, come nel caso dello studio SANDPIPER, ed è solo un esempio, che ha centrato il suo obiettivo primario: l’aggiunta di taselisib a fulvestrant ha registrato un incremento statisticamente significativo nella PFS per pazienti con mutazione tumorale PIK3CA. E tuttavia la presenza di soluzioni migliori offerte da aziende competitor per la medesima patologia (una coorte particolare di pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato) sconsiglierà ulteriori approfondimenti sul farmaco. Eccetera eccetera.

Et Cetera: si chiamava così la rivistina fondata nei suoi anni universitari dal giovane Philip Roth – uno dei maggiori scrittori contemporanei che da pochi giorni ci ha lasciato – e dove iniziò a pubblicare i primi racconti. Qui a Chicago si laureò in lettere inglesi e conobbe il suo “fratello maggiore”, Saul Bellow. Per molti anni abitò sul South Drexel Boulevard, nella South Side, ai margini del quartiere di Hyde Park, non lontano da quel Jackson Park dove Burnham e Sullivan avevano costruito l’enorme Fiera del 1893, The White City. Grandi nomi per una grande città.


Luciano De Fiore