
I risultati del trial clinico di fase 3 ROADS, presentati al Meeting Annuale ASCO 2026, mostrano un importante progresso nel trattamento delle metastasi cerebrali. La brachiterapia intraoperatoria con matrici GammaTile contenenti capsule di Cesio-131, impiantate direttamente nel letto chirurgico subito dopo la resezione tumorale, migliorano significativamente gli esiti clinici rispetto alla radioterapia stereotassica (SRT) esterna standard. Attualmente, l’approccio terapeutico comune prevede la chirurgia seguita da SRT dopo due o quattro settimane, ma il prolungarsi del tempo tra l’intervento e l’inizio delle radiazioni aumenta il rischio di recidiva, che si verifica entro un anno in oltre il 25% dei pazienti. Le matrici GammaTile, già approvate dalla FDA, offrono una soluzione immediata che elimina questo intervallo temporale critico semplificando la logistica assistenziale.
La sperimentazione ha coinvolto 204 partecipanti con nuove metastasi cerebrali di diametro compreso tra 2 e 7 centimetri con necessità di asportazione chirurgica. Di questi, 103 pazienti sono stati assegnati al braccio d’intervento con posizionamento immediato di matrici GammaTile, mentre 101 sono stati indirizzati alla SRT post-operatoria. Con un follow-up mediano di 12,9 mesi, l’impiego delle matrici radianti ha ridotto il rischio di recidiva del letto chirurgico del 94% rispetto alla SRT standard, con una percentuale di recidive locali che è scesa dal 12% del gruppo di controllo ad appena l’1% nel gruppo sperimentale. Nel braccio SRT il tempo mediano alla recidiva locale è stato di 17,4 mesi e la sopravvivenza mediana libera da recidiva nel letto chirurgico è stata di 10,9 mesi, mentre nel gruppo delle matrici radianti entrambi i valori mediani non sono stati raggiunti poiché la maggior parte dei pazienti è rimasta in vita senza progressione locale della malattia.
Oltre al controllo locale, la radioterapia tessutale immediata ha mostrato un impatto significativo sulla sopravvivenza globale, determinando una riduzione del 41% del rischio di decesso. I ricercatori stimano che il 61,7% dei pazienti nel gruppo sperimentale sarà in vita a due anni dalla diagnosi rispetto al 35,7% del braccio di controllo, un beneficio che gli autori suggeriscono possa essere correlato alla possibilità di anticipare la ripresa delle terapie oncologiche sistemiche. Dal punto di vista della sicurezza, il profilo di tollerabilità è risultato sovrapponibile: gli eventi avversi di grado 3 o superiore hanno interessato il 18,1% del gruppo sperimentale e il 19,3% del gruppo SRT, senza differenze statisticamente significative nell’incidenza di malattia leptomeningea o di necrosi da radiazioni.


