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L’Oncologia italiana chiederà al nuovo Governo di essere ascoltata

A cura di David Frati By 1 Ottobre 2022No Comments
Dai congressi

Partito il XXIV Congresso Nazionale di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) a Roma, il più partecipato della storia della Società scientifica con circa 2500 oncologi presenti. “E questo mi rende davvero pieno di orgoglio”, afferma il Presidente AIOM Saverio Cinieri. Il claim del Congresso è “Oncologia e Complessità”, e come spiega Cinieri non si tratta solo di uno slogan ma di una sfida reale. I problemi infatti per l’Oncologia italiana sono tanti e complessi, come emerge dalla “Carta dei servizi dell’oncologia italiana – Libro Bianco 2022”, presentato in conferenza stampa e si chiede più attenzione al prossimo Governo per poterli affrontare.

In Italia per esempio meno del 70% (68,7%) delle Oncologie può contare sull’assistenza domiciliare e più della metà delle strutture (52%) è priva dei coordinatori di ricerca clinica, figure essenziali per condurre le sperimentazioni. La ‘fotografia’ dello stato dell’Oncologia nel nostro Paese vede anche progressi importanti rispetto al passato. I servizi di supporto psicologico sono presenti in quasi il 90% dei centri (87,3%), anche se solo la metà è dotata di uno psicologo “dedicato” ai pazienti oncologici. Il 95% ha l’anatomia patologica, l’81% una nutrizione clinica di riferimento e il 70% un laboratorio di biologia molecolare di riferimento. Sono significativi i passi in avanti nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA), essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare: sono stati deliberati dalle reti oncologiche ben 1.240 documenti. Nel nostro Paese sono attive 323 Oncologie. L’88% è dotato di Day Hospital, il 65% dell’Ambulatorio, il 58% del reparto di Degenza ordinaria. “L’oncologia è un cardine del Servizio Sanitario Nazionale, ma deve essere sostenuta con misure strutturali” – afferma ancora Saverio Cinieri. “Chiediamo al Governo che entrerà in carica nelle prossime settimane e al nuovo Ministro della Salute di inserire in agenda, tra i primi obiettivi da realizzare, un reale potenziamento dell’oncologia, con un’attenzione a 360 gradi, dall’assistenza domiciliare alla ricerca clinica. Senza dimenticare la prevenzione, visto che il 40% dei casi e il 50% delle morti oncologiche possono essere evitati agendo su fattori di rischio prevenibili, in particolare sugli stili di vita. Gli oncologi, da tempo, hanno sviluppato una particolare sensibilità verso le tematiche di governo della spesa e di appropriatezza. L’utilizzo dei farmaci biosimilari in oncologia può determinare risparmi di circa il 20%, permettendo di riallocare risorse a sostegno dell’accesso a terapie innovative. Ogni anno circa 35mila pazienti in Italia sono arruolati in studi clinici. La metà, cioè 17.500 cittadini, sono colpiti dal cancro. L’oncologia del nostro Paese, se adeguatamente supportata dalle Istituzioni, può affermarsi come un motore di sviluppo in ambito non solo scientifico, ma anche economico e sociale. Offriamo questi temi di discussione al prossimo Governo, perché il confronto non è più rinviabile”.

Altra importante questione ancora irrisolta (anzi che solo da poco si è iniziato ad analizzare) è la tossicità finanziaria. Spiega Francesco Perrone, Presidente eletto AIOM: “Un progetto di ricerca avviato in questi ultimi anni ci ha permesso di capire meglio il disagio economico dei pazienti oncologici. È necessario e urgente il potenziamento del territorio e la necessità di investire nell’assistenza oncologica domiciliare. Ancora troppi pazienti, in Italia, si spostano per centinaia di chilometri. Incidono la distanza tra casa e luogo dove si ricevono le cure e le spese di trasporto da sostenere. E questo non solo nei casi estremi di migrazione sanitaria da Sud a Nord. I problemi possono nascere per raggiungere dalla provincia i centri specialistici nelle grandi città. Almeno il 30% dei pazienti oncologici potrebbe essere seguito, per una parte significativa del percorso di cura, sul territorio con evidenti ricadute positive in termini di qualità di vita e costi sociali, oltre che umani. Avvicinare le cure alle persone ne facilita anche l’accessibilità, impatta sull’aspettativa di vita e favorisce risparmi per i pazienti, troppo spesso impoveriti dopo la diagnosi di tumore. L’impianto universalistico del sistema sanitario italiano dovrebbe costituire una barriera contro la tossicità finanziaria, in realtà non è più così. Le difficoltà finanziarie compromettono la qualità della vita e i benefici che si possono ottenere con i farmaci antitumorali. I pazienti che vivono nel Meridione devono affrontare più problemi economici rispetto ai malati del Nord. Inoltre, la tossicità finanziaria interessa soprattutto gli under 65: il cancro e le cure riducono la capacità professionale e le entrate. Se questi cittadini vengono supportati e reinseriti nel mondo del lavoro, ritornano a costituire una componente produttiva del Paese. Ecco perché è importante individuare le cause del default finanziario individuale: solo così potremo chiedere alle Istituzioni di agire per rimuoverle”.

“Credo che la pandemia di COVID-19, tra tanti disastri, ci abbia fatto riflettere sui molti cambiamenti che possono essere apportati nella nostra pratica clinica quotidiana” sottolinea Massimo Di Maio, Segretario Nazionale AIOM. “Per esempio che è possibile rispondere alle esigenze dei nostri pazienti lontano dagli ospedali con impatto molto positivo sulla qualità di vita. Non possiamo e non dobbiamo limitare alla visita fisica lo scambio di informazioni tra medico e paziente. Esistono strumenti tecnologici che possono essere molto preziosi. Per esempio la Telemedicina o i Patient Reported Outcomes, riguardo ai quali recentemente ESMO ha pubblicato delle linee-guida che ho avuto l’onore di coordinare”.