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Linfoadenectomia nel carcinoma ovarico avanzato? Non influisce significativamente su PFS e OS

A cura di David Frati By 2 Giugno 2024No Comments
Congressi

Una quota importante di pazienti affette da carcinoma ovarico avanzato possono evitare di sottoporsi all’asportazione dei linfonodi durante l’intervento chirurgico volto a rimuovere la maggior quantità possibile di tumore primitivo senza che ciò influisca sui risultati di sopravvivenza, contribuendo però a ridurre il rischio di complicazioni post-operatorie. Lo afferma lo studio CARACO, presentato al meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago.

“Abbiamo già ottenuto risultati simili nelle pazienti trattate per il carcinoma ovarico avanzato con chirurgia seguita da chemioterapia adiuvante nello studio LION, pubblicato nel 2019. Oggi, la strategia più frequente in caso di carcinoma ovarico avanzato è la chirurgia di intervallo, ossia l’intervento chirurgico dopo la somministrazione della chemioterapia neoadiuvante. Dopo la pubblicazione dello studio LION, la domanda che rimaneva sospesa era: qual è la migliore strategia per valutare la rimozione dei linfonodi dopo la chemioterapia neoadiuvante? Il trial CARACO aiuta a rispondere a questa domanda per alcune pazienti”, ha dichiarato l’autore principale dello studio Jean-Marc Classe, dell’Institut de Cancerologie de l’Ouest, Università di Nantes.

“Questo studio clinico randomizzato di fase 3 dimostra che le pazienti che si sottopongono a un intervento chirurgico per un tumore ovarico avanzato possono evitare in modo sicuro l’asportazione di ulteriori linfonodi che non sembrano essere coinvolti nel tumore primario. Sebbene le conclusioni dello studio non mostrino in modo definitivo una differenza tra i due gruppi di pazienti, questo è un importante esempio di come i chirurghi lavorino per ridurre la morbilità della chirurgia senza compromettere i risultati per i pazienti oncologici. C’è ancora bisogno di terapie sistemiche migliori per migliorare gli esiti nelle pazienti con tumore ovarico avanzato”, commenta Michael C. Lowe dell’Emory University School of Medicine di Atlanta.

Lo studio CARACO ha arruolato 379 pazienti con carcinoma ovarico epiteliale avanzato e linfonodi che non mostravano segni di infiltrazione tumorale prima o durante l’intervento chirurgico di rimozione del tumore primario. Tra dicembre 2008 e marzo 2020, le partecipanti allo studio CARACO sono state randomizzate a linfoadenectomia (181 partecipanti) o no (187 partecipanti). La maggior parte delle partecipanti (75%) ha effettuato chemioterapia prima dell’intervento. Dopo l’intervento chirurgico, l’88% delle pazienti sottoposte a linfoadenectomia non mostrava segni di malattia, rispetto all’86% di quelle non sottoposte a linfoadenectomia. Alle pazienti arruolate nel gruppo linfoadenectomia è stata asportata una media di 28 linfonodi durante l’intervento. Va sottolineato che circa la metà delle partecipanti aveva effettivamente cellule tumorali nei linfonodi, con una media di 3 linfonodi colpiti.

Dopo un follow-up mediano di 9 anni, i ricercatori hanno riscontrato che l’omissione della linfoadenectomia non ha influito sui risultati di sopravvivenza. Per le pazienti che non hanno ricevuto la linfoadenectomia, la sopravvivenza libera da progressione è stata di 14,8 mesi rispetto ai 18,5 mesi di quelle che hanno ricevuto la linfoadenectomia. Anche la overall survival mediana è risultata simile tra i gruppi, con la metà delle partecipanti che non avevano ricevuto la linfoadenectomia ancora in vita a 48,9 mesi contro i 58 mesi di quelle che l’avevano ricevuta. Nessuno di questi risultati è in realtà statisticamente significativo.

Le pazienti sottoposte a linfoadenectomia hanno sperimentato complicazioni più gravi dopo l’intervento chirurgico rispetto a quelle che non hanno subito la rimozione dei linfonodi, tra cui la necessità di un ulteriore intervento chirurgico per gestire le complicazioni dell’operazione iniziale, come emorragie o accumulo di liquidi (8,3% dei partecipanti che hanno ricevuto una linfoadenectomia contro il 3,2% dei partecipanti che non l’hanno effettuata), e la necessità di una trasfusione (34% contro 25%, rispettivamente). Tuttavia, la percentuale di partecipanti allo studio decedute entro 60 giorni dall’intervento è stata relativamente simile tra i gruppi (1,1% contro 0,5%, rispettivamente).

Prossimi passi? I ricercatori intendono valutare se la linfoadenectomia sia utile per le pazienti con carcinoma ovarico epiteliale avanzato che presentano segni di tumore nei linfonodi prima dell’intervento.