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Linee Guida AIOM Neoplasie della mammella Edizione 2020, focus su Ribociclib

By 5 Novembre 2020Maggio 12th, 2021No Comments
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Secondo le stime AIRTUM, nel 2020 verranno diagnosticati in Italia circa 55.000 nuovi casi di carcinomi della mammella femminile. Il trend di incidenza del tumore della mammella in Italia appare in leggero aumento (+0,3% per anno). Nelle donne, circa un tumore maligno ogni tre (30%) è un tumore mammario. Considerando le frequenze nelle varie fasce d’età, i tumori della mammella rappresentano il tumore più frequentemente diagnosticato tra le donne sia nella fascia d’età 0-49 anni (41%), sia nella classe d’età 50-69 anni (35%), sia in quella più anziana +70 anni (22%). Nel 2020 sono stimati circa 12.300 decessi per carcinoma mammario in Italia, rappresentando la prima causa di morte per tumore nelle donne. Si conferma una diminuzione della mortalità per carcinoma mammario (meno 6% dal 2015 al 2020), attribuibile alla maggiore diffusione dei programmi di diagnosi precoce e ai progressi terapeutici. La sopravvivenza a 5 anni delle donne con tumore della mammella in Italia è pari all’87%. Complessivamente in Italia vivono oltre 834.000 donne che hanno avuto una diagnosi di carcinoma mammario, pari al 43% di tutte le donne che convivono con una pregressa diagnosi di tumore e pari al 23% di tutti i casi prevalenti (uomini e donne).

Alla luce di questi dati, riveste grande importanza l’uscita dell’aggiornamento 2020 delle “Linee Guida Neoplasie della mammella” [SCARICA LE LINEE GUIDA AIOM – PDF 6,6 mb] licenziate dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in occasione del suo XXII Congresso nazionale, che seguono le “ESO-ESMO international consensus guidelines for advanced breast cancer (ABC5)” presentate a settembre 2020 [SCARICA LE LINEE GUIDA ESO-ESMO – PDF 1 mb].

All’interno delle Linee Guida AIOM, un capitolo a parte è dedicato agli inibitori delle chinasi ciclina dipendente 4/6 di nuova generazione. Sono stati sviluppati finora tre diversi farmaci in grado di bloccare selettivamente CDK4/6: palbociclib, Ribociclib ed abemaciclib. Seppure considerati simili, questi farmaci presentano differente funzione chimica, diversa potenza nella inibizione di CDK4/6, nonché diverso spettro di tossicità. Le Linee Guida AQIOM 2020 spiegano: “Abbiamo dati solidi e consistenti sull’utilizzo di CDK4/6 inhibitor provenienti da diversi studi clinici randomizzati condotti nel setting metastatico per pazienti con tumore mammario HR-positivo/HER2-negativo”. Ribociclib in particolare è indicato per il trattamento del carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico positivo ai recettori ormonali (HR) e negativo al recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER2) in associazione ad un inibitore dell’aromatasi o in associazione a fulvestrant come terapia endocrina iniziale o in donne che hanno ricevuto una terapia endocrina. Con la determina AIFA del 06/05/2020 a Ribociclib viene riconosciuto il requisito dell’innovatività terapeutica da cui consegue l’inserimento nel fondo per i farmaci innovativi oncologici sulla base dei risultati degli studi MONALEESA-7 (pre/peri-menopausa) e MONALEESA-3 (post-menopausa).

Lo studio di fase III MONALEESA-7 è stato il primo studio dedicato alla valutazione di un CDK4/6 inhibitor come prima linea di trattamento per donne con tumore mammario metastatico HR-positivo/HER2-negativo in pre- e peri-menopausa. In questo studio, l’aggiunta di Ribociclib a tamoxifen o ad un inibitore delle aromatasi non-steroideo (NSAI) più goserelin ha migliorato significativamente la PFS rispetto a placebo più tamoxifen/NSAI più goserelin (23.8 versus 13.0 mesi, HR=0.553, p=0.0000000983). Il beneficio derivante dal trattamento è stato consistente in tutti i sottogruppi ed indipendente dall’agente endocrino utilizzato. Recentemente sono stati pubblicati i dati di OS che hanno mostrato una riduzione del 29% del rischio relativo di morte per le pazienti assegnate al braccio di trattamento con Ribociclib (OS a 42 mesi 70.2% vs 46.0%, HR=0.71, 95% CI 0.54-0-95, p=0.00973).

Lo studio MONALEESA-3 ha invece valutato la combinazione di Ribociclib + fulvestrant rispetto a placebo + fulvestrant in donne in postmenopausa come trattamento di prima linea (malattia metastatica de novo, recidiva oltre 12 mesi dalla fine della terapia endocrina adiuvante) o in seconda linea/recidive precoci (precedente terapia endocrina per malattia metastatica o recidiva entro 12 mesi dalla terapia endocrina adiuvante). I risultati hanno dimostrato un vantaggio in PFS: HR0.59 (95%CI 0.48-0.73) nella popolazione globale dello studio, che si è rivelato del tutto simile nelle pazienti trattate in prima linea o in seconda linea/recidive precoci. La PFS mediana di 33.6 mesi (rispetto ai 19.2 mesi con placebo) osservata nel MONALEESA-3 per pazienti trattate in prima linea con Ribociclib è la più lunga osservata in questo setting nei vari studi con CDK 4/6 inibitori, per quanto confronti tra studi diversi non siano possibili. Sempre nel MONALEESA-3, la sopravvivenza globale è risultata significativamente più lunga per le donne trattate con Ribociclib rispetto a quelle che hanno ricevuto placebo. Più di metà delle donne trattate con Ribociclib era viva oltre i 39.4 mesi del follow-up mediano, quindi la mediana di sopravvivenza globale non è stata raggiunta. La mediana di sopravvivenza globale nelle donne trattate con fulvestrant e placebo è risultata di 40.0 mesi (HR 0.724; p=000455). Il beneficio in sopravvivenza globale con Ribociclib è risultato consistente in tutti i sottogruppi di pazienti, incluse quelle trattate in prima linea.