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Le combinazioni di immunoterapia e ADC prolungano la sopravvivenza globale nel carcinoma uroteliale

A cura di Luciano De Fiore By 22 Ottobre 2023No Comments
Congressi

Un grande, commosso applauso ha suggellato nel corso della sessione presidenziale la presentazione dei dati dei due studi di fase III EV-302/KEYNOTE-A39 e CheckMate 901: per la prima volta si evidenzia un’alternativa alla chemioterapia di prima linea nella malattia avanzata o metastatica del carcinoma uroteliale non trattato in precedenza, localmente avanzato o metastatico non resecabile.
L’assemblea ha accolto con entusiasmo i nuovi dati, davvero rilevanti: com’è noto, nonostante chemio e immunoterapia, la sopravvivenza a lungo termine rimane scarsa per i pazienti con tumore della vescica in stadio avanzato ed era urgente la necessità di combinazioni terapeutiche innovative per migliorare la sopravvivenza.

Come già Andrea B. Apolo (National Cancer Institute, Bethesda) ha avuto modo di illustrare a Oncoinfo, nello studio EV-302/KEYNOTE-A39 la combinazione di enfortumab vedotin con pembrolizumab raddoppia quasi la sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) (12,5 mesi contro 6,3 mesi, rispettivamente; hazard ratio [HR] 0,45; intervallo di confidenza [CI] al 95% 0,38-0,54; p<0. 00001) e la sopravvivenza globale mediana (OS) (31,5 mesi contro 16,1 mesi, rispettivamente; HR 0,47; 95% CI 0,38-0,58; p<0,00001) rispetto alla chemioterapia (cisplatino o carboplatino più gemcitabina) a un follow-up mediano di 17,2 mesi in 886 pazienti con carcinoma uroteliale non trattato in precedenza, localmente avanzato o metastatico (LBA6).

Improved progression-free survival with enfortumab vedotin and pembrolizumab versus chemotherapy in the EV-302/KEYNOTE-A39 trial (ESMO Congress 2023, LBA6)

Enfortumab vedotin più pembrolizumab ha inoltre determinato un aumento significativo del tasso di risposta globale rispetto alla chemioterapia (67,7% contro 44,4%, rispettivamente; p<0,00001). Gli eventi avversi correlati al trattamento (TRAE) di grado ≥3 più comuni e di particolare interesse per enfortumab vedotin hanno incluso reazioni cutanee (15,5%), neuropatia periferica (6,8%) e iperglicemia (6,1%). Il CheckMate 901 è il primo studio di fase III a dimostrare l'impatto positivo di una combinazione iniziale di chemioterapia e immunoterapia. L'aggiunta di nivolumab alla chemioterapia (gemcitabina-cisplatino) ha prolungato significativamente la OS mediana (21,7 mesi rispetto a 18,9 mesi; HR 0,78; 95% CI 0,63-0,96; p=0,0171) e la PFS mediana (7,9 mesi rispetto a 7,6 mesi; HR 0,72; 95% CI 0,59-0,88; p=0,0012) rispetto alla sola chemioterapia a un follow-up mediano di 33,6 mesi in 608 pazienti con carcinoma uroteliale non trattato in precedenza, non resecabile o metastatico (LBA7). I tassi di risposta obiettiva sono stati del 57,6% con nivolumab più chemioterapia e del 43,1% con la sola chemioterapia, con tassi di risposta completa corrispondenti del 21,7% e dell'11,8%. Le TRAE di grado ≥3 si sono verificate nel 62% dei pazienti che hanno ricevuto nivolumab più chemioterapia e nel 52% che hanno ricevuto la chemioterapia. Secondo Andrea B. Apolo, i dati relativi a enfortumab vedotin e pembrolizumab sono particolarmente rilevanti e questa combinazione diventerà chiaramente il nuovo standard di cura per questa coorte di pazienti.