Skip to main content

ASCO 2016: la luna e il cancro

By 7 Giugno 2016Maggio 12th, 2021One Comment
CongressiSpeciali

Chi avesse voluto lasciare la sede del congresso oggi pomeriggio, tra le due e le quattro, avrebbe fatto meglio a lasciar perdere. L’intera area presidiata: l’arrivo di Joe Biden, il Vice-Presidente degli Stati Uniti, costituisce una novità assoluta per l’ASCO.
Durante il suo discorso sullo stato dell’Unione di quest’anno, il presidente Barack Obama aveva annunciato che il Vice-Presidente Biden avrebbe condotto un’iniziativa nazionale dal titolo roboante – “Moonshot”, la corsa alla Luna – volta a combattere il cancro. E ovviamente l’ASCO ha appoggiato da subito e senza riserve l’iniziativa, volta ad accelerare la scoperta di nuovi trattamenti contro il cancro e ad affrontare questioni complesse, come il reclutamento di pazienti per gli studi clinici, l’accesso alle cure, i finanziamenti federali e le tecnologie dell’informazione.
Perché Biden? Innanzitutto, perché si tratta di un Vice-Presidente che non ha mai avuto la tentazione di limitarsi ad inaugurare fiere, a presenziare eventi sportivi ed a rappresentare la Presidenza nelle manifestazioni secondarie: Joe Biden non assomiglia certo al Vice spompato al quale il Frank Underwood di House of Cards fa facilmente le scarpe. E poi perché i Biden l’anno scorso hanno perso il figlio Beau, morto a 46 anni per un tumore cerebrale. Quando nell’ottobre scorso Biden ha annunciato di rinunciare alla corsa alla Presidenza, ha subito messo in chiaro che il suo compito principale sarebbe consistito proprio nel condurre l’operazione Moonshot contro il cancro. Può contare su uno stanziamento federale, sul budget di quest’anno, di un miliardo di dollari. Poco. Troppo poco, se non fosse che quel che Biden si propone davvero è mettere insieme tutti gli stakeholder, farli interagire per creare nuove opportunità e procurare nuovi fondi per la ricerca e le cure. Il suo discorso all’ASCO è stato diretto, toccante e insieme visionario. Rivolgendosi all’enorme platea degli oncologi americani e di tutto il mondo, Biden ha esordito: «Ho bisogno del vostro aiuto, perché insieme si può fare molto meglio di quanto già facciamo». E poi l’affondo sulla necessità di condividere le esperienze di ricerca: «Dobbiamo condividere tutti i dati. Lo devono fare tutti: aziende, istituzioni, centri di ricerca. Tutti insieme, come un solo attore enormemente colto e finanziariamente potentissimo, risparmiando così centinaia di milioni di dollari di risorse e moltissimo tempo». Mormorio della sala: com’è possibile, ma si rende conto di cosa significherebbe? Certo, il Vice-Presidente lo ha perfettamente in mente e si premura di chiarirlo: «Molte grandi aziende investono per sviluppare farmaci simili per le stesse malattie. Questo è insensato, davanti ad un problema come il cancro che – badate – è il grande problema degli Stati Uniti di oggi e di domani, se non vi poniamo rimedio. Non sto scherzando, parlo sul serio. Bisogna adottare un nuovo approccio, un po’ come si è fatto nell’ambito delle malattie infettive».
Il motivo ultimo, ha aggiunto Biden, è stare al fianco dei milioni di pazienti oncologici americani e di tutto il mondo. L’ha fatto presente il mese scorso all’assemblea dell’American Cancer Research e di recente anche a Papa Francesco che è d’accordo e che avrebbe garantito l’appoggio della Chiesa cattolica al progetto. Sempre nel segno di una patient centered care, Biden è per cambiare i criteri di arruolamento negli studi clinici: «In un ospedale, su 100 malati ricoverati magari uno entra in uno studio: e gli altri 99?».
Poi Biden si è congedato, senza alcun trionfalismo, con un velo di tristezza sul volto, ma dando segno di una fortissima determinazione: «Quel che ci proponiamo non è tecnicamente impossibile, la scienza è già pronta».

Luciano De Fiore

One Comment

  • carla ciccone ha detto:

    le persone grandi sanno essere grandi anche nel dolore, ma ci sarà sempre più divario di accesso alle trapie oncologiche tra chi ha il pantalone con le tasche e chi no, io sono al momento ex oncologica !sono nel mio 5°anno di malattia, e mentre negli usa se vincono i democratici potra’ cambiare qualcosa in italia il divario tra ricchi e poveri diventa sempre più grande! carla ciccone ginecologa