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KEYNOTE-224, dati importanti su pembrolizumab nell’HCC avanzato

By 1 Febbraio 2018Maggio 12th, 2021No Comments
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Nei pazienti con carcinoma epatocellulare (HCC) avanzato già trattati con sorafenib, la monoterapia con pembrolizumab ha garantito un overall response rate (ORR) del 16,3% (95% CI, da 9,8 a 24,9), una overall survival (OS) a 6 mesi del 77,9% e una progression free survival (PFS) media di 4,8 mesi (95% CI, da 3,4 a 6,6), con un tasso di PFS a 6 mesi del 43,1%. Lo rivelano i dati del trial di Fase II KEYNOTE-224, presentati all’American Society of Clinical Oncology Gastrointestinal Cancers Symposium (ASCO GI) da poco conclusosi a San Francisco.

Nel 2015 (dati AIRTUM) sono stati diagnosticati solo in Italia 12.300 nuovi casi di epatocarcinoma (HCC), circa il 3% di tutti i nuovi casi di tumore. L’HCC rientra tra le prime 5 cause di morte per tumore nei maschi di qualsiasi età (7%), ma è al terzo posto nella fascia di età 50-69 anni. La sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con HCC è attualmente circa del 17% per i maschi e del 16% per le femmine. Si tratta dunque di una patologia a prognosi infausta.

Fino al 2007 la terapia di supporto era l’unica opzione terapeutica valida per i pazienti con HCC avanzato. Oggi per i pazienti con malattia avanzata l’unico trattamento sistemico approvato, sorafenib, permette di ottenere una sopravvivenza mediana di circa 11 mesi. Se il paziente è intollerante o fallisce il trattamento con sorafenib, non esiste allo stato attuale uno standard di cura. I dati che arrivano dall’ASCO GI sono quindi di grande importanza e aprono nuove prospettive terapeutiche legate all’immunoterapia, come già avvenuto per altri isotipi tumorali.

Nel KEYNOTE-224, 104 pazienti con HCC avanzato già trattati con sorafenib hanno ricevuto il trattamento con pembrolizumab (200 mg per infusione endovena ogni 3 settimane, con un massimo di 35 somministrazioni). Commenta Andrew Zhu del Massachusetts General Hospital Cancer Center, coordinatore del team di ricercatori autori dello studio: “Abbiamo un grande bisogno di nuove opzioni di trattamento nel carcinoma epatocellulare avanzato. I tassi di risposta che abbiamo osservato con la monoterapia a base di pembolizumab nel KEYNOTE-224 sono estremamente incoraggianti”.

David Frati