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Inquinamento e tumori, quanto può pesare la crisi energetica

A cura di Luciano De Fiore By 10 Settembre 2022No Comments
Dai congressi

Si parla da decenni del rapporto tra inquinamento e tumori. Oggi non si può attendere oltre, ma per combattere efficacemente la crescita dei tumori dovuta ad un ambiente ancora maltrattato e alterato servono dati certi che chiariscano e evidenzino le responsabilità. A Parigi, nuovi risultati innovativi presentati al Congresso ESMO 2022 chiariscono il legame tra inquinamento atmosferico e cancro ai polmoni. Uno studio rilevante (PATHFINDER, presentato da Deborah Schrag) conferma l’accuratezza del test ematico per la diagnosi precoce di più tipologie tumorali, aprendo la strada a una nuova era nello screening oncologico e offrendo una comprensione più approfondita del legame da tempo stabilito tra inquinamento atmosferico e insorgenza del tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) in soggetti che non hanno mai fumato, gettando nuova luce sul legame tra cambiamento climatico e salute umana. «L’inquinamento è notoriamente associato al tumore polmonare, ma non sapevamo se e come causasse direttamente la malattia», ha dichiarato l’autore dello studio e co-presidente scientifico dell’ESMO 2022, Charles Swanton (Francis Crick Institute e Cancer Research, Londra), illustrando questo lavoro.

L’attuale crisi energetica esacerba il problema rendendolo quanto mai attuale. La stretta alle forniture del gas russo sta portando alla riapertura di molte centrali a carbone, tra le più inquinanti. Se fino a pochi mesi fa la riprovazione internazionale si appuntava sui Paesi riluttanti a sottoscrivere il protocollo di Kyoto e gli accordi di Parigi, oggi le scelte sembrano orientarsi in tutt’altra direzione. Eppure, la ricerca presentata all’ESMO, basata su studi sull’uomo e di laboratorio, ha dimostrato che, per una popolazione di quasi mezzo milione di persone residenti in Inghilterra, Corea del Sud e Taiwan, l’esposizione a concentrazioni crescenti di particolato atmosferico (PM) del diametro di 2,5 micrometri (μm) è legata a un aumento del rischio di NSCLC con mutazioni nel gene EGFR, note per essere presenti in circa la metà delle persone affette da cancro ai polmoni che non hanno mai fumato. In modelli murini di laboratorio, si è visto che le stesse particelle inquinanti (PM2,5) causano direttamente tumori polmonari, agendo attraverso l’infiammazione del tessuto polmonare, provocando il rilascio di interleuchina-1β che causa la transdifferenziazione delle cellule epiteliali in cellule simili a quelle staminali del cancro. In presenza di mutazioni nell’EGFR e in un altro gene associato al tumore del polmone, chiamato KRAS, queste cellule possono poi evolvere in una malattia oncologica. È in combinazione con l’inquinamento che le cellule staminali del cancro possono espandersi e originare un tumore. E, a detta di Swanton, questo inizia a spiegare come i cancerogeni ambientali che non provocano mutazioni del DNA possano indurre il cancro. Dal momento che la ricerca ha confermato che il blocco dell’interleuchina-1β potrebbe inibire l’insorgenza del tumore ai polmoni bloccando la trasformazione indotta dall’inquinamento delle cellule delle vie aeree in cellule staminali tumorali, Swanton ha anche suggerito che il target dell’interleuchina-1β dovrebbe essere ulteriormente indagato come potenziale nuovo approccio alla prevenzione del cancro. Ciò imporrebbe di contrarre i livelli di questi inquinanti, prodotti dalla combustione dei combustibili fossili. Se riducessimo del 50% le emissioni di gas serra entro il 2030, abbasseremmo naturalmente anche i livelli di PM2,5.

Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, andando magari di più in bicicletta, camminando di più. Ricordiamoci che le PM2,5 causano 8 milioni di morti all’anno, non solo per cancro, ma anche per altre malattie come quelle cardiovascolari, ictus, demenza. Il che significa più delle morti causate dal tabacco a livello globale. I nuovi dati si inseriscono in un contesto in cui l’incidenza globale dei tumori respiratori tenderà ad aumentare di circa il 70% nei prossimi due decenni. Solo in Europa, tendenze simili a quelle osservate per altre neoplasie potrebbero portare a un aumento della mortalità complessiva per cancro da 2 milioni di decessi annui nel 2020 a ben 3 milioni entro il 2040. Considerando che almeno la metà di tutti i tumori è prevenibile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che la prevenzione sia la strategia a lungo termine più efficace in termini di costi e quindi più sostenibile per il controllo delle patologie oncologiche.
Per i tumori che non sono attualmente evitabili, lo screening e la diagnosi precoce hanno il potenziale di massimizzare le possibilità di sopravvivenza dei pazienti alleviando al contempo l’onere per i sistemi sanitari, riducendo la percentuale di pazienti con malattia avanzata che necessitano di terapie e cure costose e croniche. Serve un piano chiaro per la prevenzione primaria e secondaria, oltre che continuare a offrire cure ottimali per i tumori che non possono essere prevenuti. Ha ragione Rosa Giuliani, Direttrice delle politiche pubbliche dell’ESMO: concentrarsi su una sola di queste azioni trascurando le altre porterebbe al fallimento. Fabrice André richiama anche l’attenzione sui diversi approcci innovativi che potrebbero presto diventare realtà clinica. Alcuni di questi sono stati inclusi nel programma scientifico del Congresso, come gli studi su popolazioni di pazienti sottorappresentate, particolarmente rilevanti dal momento che equità imporrebbe che nessun paziente fosse escluso dagli studi clinici.

Fonti
LBA1 Mechanism of action and an actionable inflammatory axis for air pollution induced non-small cell lung cancer in never smokers’. Charles Swanton, Presidential Symposium 1, sabato 10 settembre. Annals of Oncology, Volume 33 Supplement 7, September 2022
Abstract 903O A prospective study of a multi-cancer early detection blood test. Deb Schrag, sessione “Basic science and translational research”, domenica 11 settembre. Annals of Oncology, Volume 33 Supplement 7, September 2022