Skip to main content

Individuare pazienti responder e non responder all’immunoterapia nel TNBC: il test ImPrintTN

A cura di David Frati By 22 Marzo 2024No Comments
Congressi

Messo a punto un test genetico in grado di identificare come le pazienti con carcinoma mammario triplo negativo in fase iniziale risponderanno ai farmaci immunoterapici. L’utilizzo in pratica clinica di tale test potrebbe risparmiare alle pazienti non responder gli effetti avversi dell’immunoterapia. L’input arriva dallo studio I-SPY2, presentato alla quattordicesima edizione della European Breast Cancer Conference (EBCC), in corso a Milano.

Spiega Laura J. van’t Veer, co-direttore del Programma di Oncologia Mammaria e direttore di Genomica Applicata presso l’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center dell’University of California di San Francisco: “I risultati del nostro studio dovrebbero stimolare una discussione sul fatto che la somministrazione di farmaci immunoterapici a tutti le pazienti con malattia triplo negativa, recentemente diventata lo standard di cura nella maggior parte dei Paesi, forse non è la strategia giusta. La nostra ricerca mostra che dovrebbe essere adattata in modo da selezionare solo quelle pazienti che hanno maggiori probabilità di beneficiare di questo trattamento. Le pazienti che difficilmente risponderanno potrebbero quindi ricevere terapie differenti”.

Lo studio I-SPY2 è stato avviato nel 2010 per trovare nuovi metodi per lo screening di farmaci antitumorali di nuova generazione e abbinarli a specifici marcatori biologici in pazienti con carcinoma mammario ad alto rischio di recidiva precoce. I ricercatori hanno sviluppato un classificatore immunitario, chiamato ImPrint, composto da 53 geni, che può essere utilizzato nella clinica per prevedere la probabilità che una paziente risponda all’immunoterapia osservando la biologia del suo tumore. Lo studio classifica il tessuto delle biopsie delle pazienti in “probabile responder” o “probabile non responder” all’immunoterapia. A EBCC14 van’t Veer ha presentato i risultati di una versione aggiornata del classificatore: ImPrintTN, perfezionato per fornire previsioni più accurate per le pazienti con carcinoma mammario triplo negativo. “In precedenza, abbiamo dimostrato che le firme di espressione genica che rappresentano i componenti attivi del sistema immunitario possono predire la risposta a pembrolizumab. Sia le pazienti con malattia tripla negativa che le pazienti con carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali, che non avevano ancora ricevuto il trattamento e i cui tumori avevano questa biologia immunitaria attiva, hanno mostrato un tasso di risposta patologica completa (pCR) significativa, fino a tre volte superiore, quando trattate con pembrolizumab. ImPrint ha avuto una buona performance nei tumori al seno tripli negativi e positivi ai recettori ormonali combinati e ha avuto un valore predittivo positivo molto elevato per i tumori al seno positivi ai recettori ormonali, il che significa che ha identificato quei tumori che probabilmente risponderebbero a un’immunoterapia”. Tuttavia i ricercatori hanno notato che le prestazioni di ImPrint per i tumori triplo negativi, in cui l’immunoterapia è ormai standard di cura, non erano ancora abbastanza buone per identificare le pazienti in cui una probabile risposta all’immunoterapia era così bassa che il danno da gravi effetti collaterali sarebbe stato superiore al beneficio. “Questo nuovo lavoro presenta ora un aggiornamento del classificatore ImPrint specifico per i tumori al seno tripli negativi, ImPrintTN. Abbiamo scoperto che può individuare le pazienti che è improbabile che rispondano all’immunoterapia, nelle quali i danni del trattamento potrebbero essere maggiori del beneficio”.

Su 150 pazienti che hanno ricevuto l’immunoterapia in quattro bracci dello studio e 128 pazienti nel braccio di controllo, che hanno ricevuto chemioterapia con taxani e antracicline, ImPrintTN ha indicato il 66% delle pazienti con carcinoma mammario triplo negativo come responder all’immunoterapia. Nel set di test indipendente, i tassi di pCR sono stati del 71% rispetto al 22% nelle pazienti identificate come probabili “non responder”. Quando tutti e cinque i bracci sono stati combinati, i tassi di pCR sono stati del 74% nelle pazienti identificate come responder e del 16% in quelli che ImPrintTN ha classificato come non responder. Nel braccio di controllo dello studio in cui le pazienti erano state trattate solo con chemioterapia standard, i tassi di pCR erano del 30% tra le pazienti identificate da ImPrint come responder e del 15% tra le non responder.

Conclude van’t Veer: “Una volta che ImPrintTN sarà stato ulteriormente convalidato, i farmaci immunoterapici dovranno essere somministrati solo a pazienti con malattia tripla negativa o HR positiva che hanno un’alta probabilità di beneficiarne”.

Michail Ignatiadis dell’Institut Jules Bordet di Bruxelles e Presidente di EBCC14 commenta: “È sempre più riconosciuto che l’approccio “taglia unica” non è ottimale per il trattamento sistemico delle pazienti con carcinoma mammario triplo negativo in fase precoce. L’identificazione di biomarker per identificare le pazienti che non necessitano di immunoterapia neoadiuvante è un unmet need. I risultati presentati oggi mostrano che ImPrintTN è un promettente biomarker che, se ulteriormente convalidato, può risparmiare a molte donne la tossicità a breve e lungo termine di questi farmaci”.