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Immunoterapia neoadiuvante per il tumore della mammella triplo negativo?

By 29 Settembre 2019Maggio 12th, 2021No Comments
CongressiTemi

L’aggiunta dell’immunoterapia alla chemioterapia migliora il tasso di risposta patologica completa nelle pazienti con carcinoma della mammella triplo negativo. È quanto emerge dai risultati dello studio KEYNOTE-522 – il primo trial di fase II nell’ambito dell’immunoterapia del tumore della mammella – presentati al Congresso annuale dell’European Society for Medical Oncology in corso a Barcellona.

Lo studio ha reclutato 1.174 donne, randomizzate in rapporto 2:1 per ricevere, per 5 o 6 mesi prima di essere sottoposte a intervento chirurgico, pembrolizumab o un placebo in aggiunta alla chemiotereapia con antracicline, taxani e platino. Dopo l’intervento chirurgico le pazienti hanno continuato il trattamento relativo al braccio sperimentale di appartenenza per successivi 9 cicli. Dopo 15,5 mesi di follow up, il tasso di risposta patologica completa – valutato per le prime 602 pazienti – è risultato pari al 51,2% del gruppo placebo e al 64,8% nel gruppo sottoposto a trattamento con pembrolizumab (p=0,00055). “Abbiamo messo in evidenza una differenza del 13,6% – ha commentato Peter Schmid del Barts Cancer Insitute della Queen Mary University di Londra, tra gli autori dello studio -, che rappresenta un beneficio clinicamente significativo”. Anche dai risultati relativi alla sopravvivenza libera da eventi, poi, è emerso un trend favorevole per il trattamento con pembrolizumab, con un hazard ratio pari a 0,63. “Sono dati preliminari – ha sottolineato Schmid – ma suggeriscono che l’aggiunta dell’immunoterapia alla chemioterapia neo-adiuvante potrebbe prevenire le recidive in questa popolazione. Tuttavia, abbiamo bisogno di dati a lungo termine per averne la certezza”. Per quanto riguarda il profilo di sicurezza del trattamento, infine, eventi avversi di grado 3 o 4 si sono verificati nel 78% delle pazienti in trattamento con pembrolizumab e nel 73% di quelle del gruppo placebo. Quelli legati in modo specifico all’immunoterapia, tuttavia, si sono verificati rispettivamente nel 42% e nel 21% delle pazienti. “L’immunoterapia aggiunge qualche effetto collaterale – ha concluso Schmid – ma non sono emersi nuovi segnali relativi alla sicurezza del trattamento”.

Fabio Ambrosino

▼Schimd P, Cortés J, Pusztai L, et al. KEYNOTE-522: Phase 3 study of pembrolizumab + chemotherapy vs placebo + chemoterapy as neoadjuvant treatment, followed by pembrolizumab vs placebo as adjuvant treatment for early-stage high-risk triple negative breast cancer. Abstract LBA8_PR, ESMO 2019.